Una carta prepagata per il Paradiso

C’era una volta un signore misterioso, infagottato in un lungo cappotto nero.
Quel giorno il vento era molto forte, il cielo grigiastro, e piccoli accenni di pioggia sferzavano sul viso.
Chi gliela faceva fare di star fuori, con un tempo del genere, sbatacchiato qua e là dal vento, insieme alle foglie?.
A un certo punto  tirò fuori una carta prepagata per il cellulare.
La tenne stretta tra le mani nervose, perché andava di fretta e voleva ricaricare la sua scheda senza fermarsi.
Il vento soffiò sempre più dispettoso, e la carta gli scivolò tra le mani per andare a rincorrere le foglie.
Il signore strabuzzò gli occhi e la guardò scivolare leggera nell’aria, quasi come se volesse godersi un’inaspettata vacanza.
"Sempre meglio che finire nel cestino dei rifiuti" sembrava dire.

Il signore era troppo frettoloso, grasso, e anche asmatico, per correre a riprenderla. Semplicemente, entrò nel tabacchino all’angolo per comprarne un’altra.

Svolazzando qua e là, la carta finì nel becco di un’uccellino, che la portò in alto, fino in cielo, per poi sfrecciare oltre le nuvole.
Era un uccello del Paradiso. Ogni tanto scendono sulla Terra, perché sono ghiotti di semini di sesamo.
Volò fino al Paradiso, passando davanti a un angioletto che sonnecchiava pigro, disteso su una nuvola.
Acchiappò l’uccello del paradiso e gli prese la carta prepagata.

"Vediamo un po’, che abbiamo qui?".
Era un angioletto piuttosto all’avanguardia in campo tecnologico. Leggeva riviste, si informava.
Per cui prese un poco di materia delle nuvole, e la modellò a forma del nuovo modello Nokia, il trentadue-bis.
Grattò la carta, inserì il codice, e poi, una volta ottenuto il credito, telefonò all’Inferno.
Il suo vecchio amico, il Diavolo Beppe, abitava da quelle parti, e non si sentivano da un po’.
"Uè, Beppe! Come stai?"
"Ehhh, come vuoi che stiamo? Come al solito. C’è caldo".
"Ma perché non vieni su? Dai, passa a trovarmi!".
"Satana non vuole".
"Ma non ti preoccupare! Sai che faccio? Gli mando un messaggio e lo convinco!".
"Ah beh. Provaci… ma guarda che in questo periodo è incazzato nero".
"Come al solito, insomma. Ci penso io, vedrai che ti combino… noi angeli ne sappiamo una più del diavolo!"
"Ah sì? E perché non me la racconti?"
"Beh, devi sapere che… Ehi! Non ci provare, sai?".
" Ah, aha ah! Ci stavi cascando, eh?".
Dopo essersi scambiato altre facezie con Beppe, l’angelo mandò un messaggio anonimo al cellulare di Satana.


"INFORMAZIONE RISERVATA: E’ in atto una nuova rivolta in Paradiso. Se vuoi saperne di più e unirti a noi, mandaci il tuo servo Beppe per ulteriori informazioni!".


Satana aggrottò le ciglia ispide e piene di fuliggine di fronte a quel misterioso e strano messaggio.
Ma in un angolino del suo cuore avvizzito sentir parlare di rivolta in Paradiso lo riempiva di entusiasmo, e gli ricordava i vecchi tempi.
Per cui alla fine si convinse e mandò su Beppe.
 "Tanto se è una trappola ci rimette solo lui!" pensò compiacendosi della propria malvagità (come del resto faceva ormai da millenni, senza guizzi).
Beppe si mise un bel vestito bianco e salì in Paradiso, ripulendosi dalla fuliggine man mano che attraversava i Sette Cieli.
Appena arrivò il suo amico angelo gli fece un sacco di feste, gli preparò una Torta Paradiso, e dopo mangiato giocarono assieme tutto il pomeriggio.
Alla fine Beppe si divertì così tanto da non aver più voglia di partire.

Andò quindi dal Signore Iddio assieme al suo amico angelo, per implorare il suo aiuto.

Egli disse: "Siete dei monelli. Ma cosa avete combinato? Anche ammettendo di riportare Beppe all’Inferno, Satana è ormai tutto ingrifato per l’imminente rivolta… che gli dico? Qui scoppia un incidente diplomatico!".

L’angelo sbuffò con aria di sufficienza: "E vabbé, che sarà mai… se si presenta qui, lo fai precipitare di nuovo nelle viscere della Terra, che problema c’è?".

"Sì, ma ho appena fatto restaurare tutti i Sette Cieli,  sai quanto m’è costata l’impresa di pulizie? Tutti a dire, Dio fai questo, Dio fai quello, aiutami qua, aiutami là… e io pago! Non mi va che venga con le Legioni Infernali a sporcare tutto!".
Si accarezzò la barba bianca, riflettendo qualche minuto, poi sembrò avere un’idea.
"Guarda che facciamo: tu, Beppe, per ora te ne torni all’Inferno, e dici a Satana che l’appuntamento con le forze ribelli contro il Paradiso è fissato per Domenica, in Via Lattea n.5".
"La fermata dell’autobus?" disse l’angioletto un po’ dubbioso.
"Tu non ti preoccupare. Tanto quello è scemo. Voglio dire, voleva spodestare ME, capisci? Sano di mente non è mai stato…cioè, guarda come si veste!".

I due amici risero di gusto, poi Beppe scese e fece come gli era stato detto.

Domenica mattina, di buon’ora, Satana radunò le sue orribili Legioni, tutto contento.
Fecero l’appello ma Beppe non si trovava. Però Satana era troppo eccitato per aspettarlo, per cui ordinò di partire senza troppe storie.
Mentre le Legioni Infernali si allontanavano sollevando nuvoloni di cenere, Beppe risaliva in cielo, d’accordo con Dio.

Quando Satana e i suoi arrivarono in Via Lattea n. 5, non trovarono nessuno, eccetto un signore anziano che scriveva sul taccuino.
"San Pietro! Che diamine ci fai qui?".

"Intanto, per favore, modera il linguaggio. Seconda cosa: buona Domenica. Terza cosa: sono qui per incarico di Dio, sto registrando i ritardi nella tabella di marcia degli autobus celesti!".
"Come sarebbe a dire, ritardo?".
"Eh, sì… c’era una comitiva di persone che si era prenotata per oggi, a bordo della Stella Cometa. Tutto esaurito. Ma dovevano passare da questa fermata mezz’ora fa, e non sono ancora arrivati. Devo registrare tutto, informarmi sulle cause del ritardo col conducente, e poi vedere se scatta il diritto di rimborso!".

Satana pensò: "Vuoi vedere che a bordo della Stella Cometa ci stanno i ribelli? Che guaio! Devo allontanare San Pietro, sennò salta l’attacco a sorpresa!".

Poi si avvicinò e disse: "Pietro, chissà quanto lavoro hai da sbrigare lassù! Vattene via, non ti preoccupare, ci penso io a raccogliere i dati quando arriva l’autista… tanto stavo aspettando pure io una ditta privata per il trasporto mio e dei miei uomini!".
"Ah… infatti, vi vedo numerosi. Che fate, andate in vacanza?".
"Essì…pure noi lavoriamo, sai? Abbiamo più clienti di voialtri, e lo sai bene! Se le Alte Sfere fossero più convincenti, fornissero più incentivi, forse ci arriverebbero meno anime, e dovremmo faticare di meno!".
"Eh, capirai… E che ci dobbiamo mettere nel Paradiso? Le giostre? Le sale da biliardo?".
"Sarebbe un’idea. Il tuo capo non ha mai capito niente di divertimento… ah, se mi avesse ascoltato, qualche millennio fa! Ma lascia stare… Piuttosto, pensavo di proporti una cosa. Immagino che avrai un sacco di pratiche da sbrigare prima di andare in ferie pure tu. Visto che ci troviamo tutti qua, perché non lasci che sia io a prendere i dati, e te ne torni su? Te li mando via mail, stasera stessa!".
"Davvero mi faresti  questo piacere?".
"Se non ci aiutiamo tra noi…".

Pietro ci pensò un secondo. La cosa gli conveniva. In fondo, che danni avrebbe potuto mai fare?
"Satana, davvero, non sei così stronzo come ti si dipinge. Ti confesso che a stare qua mi stavo annoiando parecchio…accetterei volentieri! Per sdebitarmi, ti farò mandare dei pasticcini in regalo, promesso!".
"Vai tranquillo!".

San Pietro andò via e dopo qualche minuto finalmente arrivò l’autobus celeste, la Stella Cometa. Satana ci saltò sopra con tutti i suoi seguaci, lanciando un bellicoso urlo di battaglia.
"Avanti, miei prodi! Puntiamo verso il Paradiso!".
Ma la Stella Cometa era piena di Particelle Elementari in vacanza. Il conducente non si scompose, e continuò la sua strada
Satana cercò di fare l’educato, si avvicinò a una particella e chiese per quando era previsto l’arrivo in Paradiso.
Essa però gli rispose: "Guarda che questo autobus celeste è diretto al centro di un Buco Nero!".

Le particelle elementari adoravano andare in vacanza nei buchi neri. Dopo un anno di stress lavorativo, un bel buco nero è quello che ci vuole per rigenerarsi.
Satana e i suoi uomini urlarono spaventosamente, ma ormai era troppo tardi per invertire la rotta. L’attrazione gravitazionale del buco nero li stava già risucchiando.

Beppe invece arrivò in Paradiso, cominciò a frequentare un corso di formazione, e dopo due mesi iniziò a collaborare come aspirante angelo, con contratto a progetto.
 

Torniamo adesso all’inizio di questa storia. Ricordate il signore misterioso?
Lo avevamo lasciato in procinto di procurarsi un’altra carta prepagata.

Bisogna sapere che questo signore era in realtà il più grande scienziato della Terra.
Aveva tutta quella fretta di telefonare, perché non era riuscito a partire per Vienna, a causa di un contrattempo, e cercava ugualmente di contattare chi lo stava aspettando.

Cosa  ci doveva fare a Vienna? Ebbene, quel giorno era previsto il più grande esperimento della storia: l’attivazione di un acceleratore di particelle, capace di alimentarsi con fonti di energia di natura extradimensionale.
Capito niente? Nemmeno io.
Fatto sta che gli altri scienziati aspettavano soltanto un suo ordine per attivare il marchingegno.

Quando finalmente potè telefonare, era troppo eccitato per farli aspettare, e comandò di attivare l’acceleratore alla massima potenza, nonostante la sua assenza.
Gli scienziati eseguirono l’ordine, e l’acceleratore esplose, creando un buco nero.
Da esso uscirono Satana e le Legioni Infernali.
Quando si ritrovarono a Vienna, rimasero frastornati, confusi, senza alcun ricordo sul come o sul perché si erano ritrovati lì.

Col tempo iniziarono a integrarsi, ed apprezzare le delizie di quella meravigliosa cittadina, il cui centro storico era addirittura stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
Trovarono un lavoro e iniziarono a vivere una vita fatta di piccole gioie.
Divennero dei veri e propri cultori delle cibarie locali, soprattutto la vasta gamma di zuppe disponibili, come  la Nudelsuppe-Rindsuppe (pasta in brodo), la Tomatensuppe (zuppa di pomodoro), e la Gottendammerungsuppe (chiamata anche "L’ultimo pasto degli Dei").
Certo, alle elezioni votavano sempre Haider, ma per il resto erano bravi figlioli.
E Dio, visto che all’Inferno non ci stava più nessuno, decise di affittarlo a studenti universitari.

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