Croma

Sirene corrono chissà dove.
Stridore di denti reseca via il silenzio del mare.
Vedove vestite di schiuma salata inghiottono i cadaveri nei gorghi d’acqua profonda.
Nove onde si infrangono sugli scogli.
Nove madri fanno emergere dall’olio un fagotto di pasta sfrigolante.
Consapevolezza  severa e matriarcale annulla ogni pretesa di nostalgia.
Madre superiora, la clausura nega il riposo dei sorrisi.

Non ho più bisogno dell”ultima volta in cui  ho bevuto una birra.
Avverto quello stordimento dei sensi che raccontavi così bene, senza artifici.
Niente più costose e colorate marche a imbrattare i muri del supermercato imbiancato.
Niente più mercato nero, distillerie compunte.
I miei vecchi compagni: marche di dolciumi infantili di cui non ricordo più il nome.
Osservo il tempo che ci vuole per liberarsi dalla zavorra.
Certezze da riparare cadono e si infrangono nel lavandino.
Muri da ritinteggiare.
Umidità sulle pareti.
La Dama Nostra mi nausea sempre di più.
Davanti a me evanescenti arroganti fantasmi.
Pretendono l’abbraccio della carne che non è più.
La fotografia si sente incompresa, ma è soltanto gialla.
Ho le dita intrise di un odore che prima mi sembrava piccante, avvolgente.
Ma adesso so perfettamente cos’è: sapore di piscio.
La Dama Nostra cade in frantumi.
I pezzi tutti neri si spargono in aria e volano via come pipistrelli.
E se il pensiero non fosse uno, ma u
na Legione di demoni alati e frastornanti?
Scivolo incauto nelle immagini di una trincea.
Ho paura di abituarmi all’odore.
L’amore strappato via dalla realtà, incollato a forza in un rituale alla deriva del significato.

La rivelazione di un cuore che batte attr
averso le pareti.
Lingue bluastre fuori dalla bocca.
Cerco di grattare via la primavera dal bianco dei muri.
Fiorisce il ricordo di una carezza dai petali blu.
Pensieri di petalo lontano. Un respiro per soffiarli via.
Trattengo un po’ d’aria dai denti, e mi vergogno.
Inspirare altra aria diventa un egoismo colpevole.
Ma non è facile comprendere queste cose.
E nemmeno vederle.
Sono cieco come gli occhi di plastica di un automa che fissa i passanti.
Cedo in offerta i miei ingranaggi, i filamenti multicolori.
Divinità lontane scompigliano la mia esistenza meccanica.
Mi concedono una barcollante umanità.
Guardo le stelle per dormire.
Mi faccio d’ombra.
Rivolgo alla candela dentro la stanza il pianto cadenzato delle mie giaculatorie.
Dita. Non più carnose. Esangui.
Scheletriche.
Un orrore senza paura.
La sacralità è vuoto.
Come l’altare.
Il sacrificio è
Intorno a me perle di storie incastonate in gusci rocciosi e appuntiti.
Tocco. Gratto. Mi sanguinano le unghie.
L’unico umore che riesco a versare.
Il corpo secerne distanza.
Freddo.

No.

Inversione. Rovescio. Stringo l’aria come una manopola.
Fruscio di vestiti che cadono sul pavimento.
Acqua calda.
Casa.

Annunci

2 thoughts on “Croma

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...