Se affilava lo sguardo…

... c’era un’immensa ferita rossastra da succhiare nell’oscurità.
Il tunnel scivolava via alle sue spalle, la luce lo fece ridestare.
In stazione c’erano cartelloni del cinema giganteschi, con quei dettagli ipnotici.
Gli carezzavano gli occhi, invitandolo ad accucciarsi tra i particolari.
C’era un’edicola aperta, prese il biglietto di corsa illimitata giornaliera.
Anche se non c’erano posti specifici che volesse visitare.
Gli sembrava di ricordare vagamente che la piazza è il centro di ogni pensiero costruttivo.
Per cui, decise di dirigersi lì.
C’è  anche un’altra cosa da dire sulle piazze.
Sembra che alcune siano rimaste intatte miracolosamente per secoli
Ma chi è stato a preservarle come tali?
Di certo non quelle facce avvizzite, che gli venivano incontro senza particolare interesse.
Figuriamoci, non erano riuscite nemmeno a impedire l’abbattimento degli alberi del parco.
O la demolizione dell’antica chiesetta.
Forse era stato Dio, sopravvissuto a cose e persone, a preservare tutto.
Ma credere in cose del genere non faceva parte del suo stile.
 Non aveva modo di sentire le voci, e gli spiriti non venivano mai a trovarlo.
Andava sempre a finire che doveva riservare tutta la sua paura e tutto il suo dolore per cose più stupide.
A volte però, gli piaceva  credere nella gente.

Beh, quel giorno sembrava essergli capitata l’occasione giusta per esercitare la sua fede.
Quando arrivò in piazza c’era quasi un milione di persone.
C’erano cartelli e fogli di carta che passavano di mano.
Dubbi. Domande che scorrevano nell’aria.
Si sentì legato a quella gente, perché anche lui aveva tante domande.
Su quel posto,  ad esempio, sul perché fosse capitato proprio lì.
Ma in fondo è anche normale chiedersi certe cose, a quell’età, a qualunque età
Anche se pensare al passato gli provocava un tremendo mal di testa.
Non giunsero risposte, ma Carri Armati.
La folla venne dispersa, e si trovò a fuggire con gli altri
Assieme a un piccolo gruppetto, evase dal centro storico attraverso un’intrico di vicoli.
Giunsero alla casa di una ragazza, che faceva la lavandaia.
L’abitazione aveva uno scantinato, e potevano nascondersi lì.
I suoi occasionali compagni però partirono quasi subito, col favore delle tenebre.
Avevano fretta di andare chissà dove.
Rimasero lui, la giovane lavandaia, e una candela.
Lei raccontò che la madre era morta in un’incidente d’auto, un anno prima.
E che doveva fare tutto il lavoro da sola.
Gli disse che il suo ex fidanzato l’aveva introdotta alla causa ribelle.
Ma che non aveva tempo per certe cose, c’era sempre troppo da lavorare.
Però le piaceva dare una mano, per cui se era ricercato poteva stare lì per un po’.

Lui invece non aveva molte cose da raccontare.
La candela si spense all’improvviso.
Avvennero baci.

….

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