Giochi

Un telecameriere trafelava in giro.
Serviva un servizio.
Qualcosa di leggero, da trasmettere per l’ora di pranzo.
Annaspava tra teste, occhiali, giornali, tette, sciarpe.
Finché non vide un…

"Bambino! Ehi, bambino! Vieni qui!".

Il piccolo rimase fermo.
La telecamera si strinse e lo annusò.

"Siamo la televisione! Mi dici a cosa stai pensando?"
"Un cagnolino che ride"
"Perchè ride?"
"Ride perché gioca!"
"Tu invece, a cosa stai giocando?"
"Io non gioco".

L’obiettivo indagò sul volto del bambino.
Nello sguardo, ciliege nere luccicanti.
Le labbra distese in un orizzonte placido.
Finestre sornione calate sugli occhi.
Una risata nascosta dietro la faccia.

L’occhio della telecamera rimase fisso e stralunato su quel viso piccolo.
Era tenero e misterioso, come una dolce contemplazione primaverile.
La voce  del telecameriere era spezzata dall’emozione.

"Come sarebbe a dire? Ogni tanto giocherai pure tu!"

Il bambino sssssibilò.

"Bene! Dai, su, raccontami che giochi conosci!".

 Ma lui sollevò solenne una smorfia.

"No".


E che si fotta, la telecamera.

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