Sasso

Gli venne in mente quel sogno, che fece da bambino.
C’era la luce che si accendeva e si spegneva, in una casa vuota.
E lui doveva scendere in strada, a chiedere in giro dove fossero gli altri.
Ma riceveva solo risate di scherno dai passanti, conosciuti o sconosciuti.

Più avanti, ormai adulto, sognò una casa, immersa nel sonno pomeridiano.
Urla di dolore laceravano la quiete.
C’erano letti insanguinati, lenzuola che si avvolgevano per nascondere i corpi.
I lineamenti erano celati, ma spasmi rossastri di sangue impregnavano la stoffa.
I corpi avvolti si contorcevano verso la luce, come se li bruciasse.

Voci familiari lo chiamavano, ma non capiva cosa dicessero.
Era disorientato, arrivavano da ogni parte.
Si aggirava per la casa senza poter far nulla.
Le voci, le immagini entravano dentro di lui, fino a trasfigurarlo.
Le lasciava scorrere, si lasciava trasformare, conosciuto e sconosciuto allo stesso tempo.
Ma non provava vera paura.
Era più il timore di aver dimenticato qualcosa di importante da dire o fare.

Aprì dunque gli occhi, e scostò le coperte con un calcio, rimettendosi in piedi di scatto.
Scivolò via dalla stanza, ancora immersa nel buio.
E poi andò a dare un bacio leggero a chi dormiva nell’altra camera.

Andò a bere un bicchiere d’acqua.
La luce filtrata dalla finestra scintillava dolcemente, riflessa in un bicchiere vanitoso.

Il suo sguardo fece una carrellata, poi si fermò a inquadrare la linea di luce sul pavimento.
Percepì il chiarore degli estremi, che univano
il dentro della stanza al cielo chiuso fuori.
E lui era in equilibrio, su quella linea luminosa.

Sì vestì e fece una passeggiata.
Incontrò al crocevia un vecchio che giocava coi sassolini.
Sarebbe potuto essere suo padre.
Voleva abbracciarlo, ma non glielo disse.
"Hai solo sognato l’inferno" farfugliò il vecchio, leggendo la domanda sul suo viso.
Poi gli regalò delle pietruzze, da conservare in caso di pericolo.
"Stai attento ai cani randagi, ogni tanto vengono a rimestare affamati tra la spazzatura".

A volte la mattina lo irritava, nel suo eterno ritorno.
L’aria fresca portava con sé un flusso inarrestabile di sogni, speranze e progetti.
La maggior parte di essi non superava indenne il pomeriggio.

Quel giorno invece non potè fare a meno di sorridere.
Se riusciva a sognare l’inferno, niente in quel mondo poteva fargli  paura.

Tranne una cosa.
Su quella, non trovava niente da dire.

E questo potrebbe essere inteso come una specie di lieto fine.

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