Dreams of the nursery: Disaster Hotel

Devo prenotare la stanza in un albergo, ma il direttore mi assilla di richieste:  indaga sulla mia identità e situazione economica, mi chiede un casino di documenti. Tutto questo mi scoccia, anche perché nel frattempo ho altri impegni. Devo accompagnare mia sorella a restituire un oggetto acquistato in precedenza, perché presenta problemi. I tizi del negozio cercano di convincerla a barattarlo con un grosso pesce. Io accetto entusiasta, perché mi sembra un delizioso tonno, ma rimango fregato e mia sorella mi rimprovera, perché in realtà è uno sgombro, e a me non piacciono. Nel frattempo, si verifica una catastrofica inondazione. La gente, in preda al panico, comincia a riversarsi nell’albergo.  Io mi sento tranquillo, perché ho già prenotato. Noto tra la folla alcune persone care, che però riescono a battere sul tempo gli altri e a trovare una sistemazione. Le vado a trovare, e scopro che la loro stanza è sul tetto dell’albergo, sembra quasi una terrazza. Cerco di convincerle ad andarsene, ho paura che la marea salga fino al tetto e le travolga. Ma mentre parlo mi blocco,  pensando che comunque andando a stare nei piani inferiori, già sommersi, non sarebbero certo al sicuro. Poi vado dal direttore, che sembra finalmente pronto a darmi le chiavi della mia camera. Per velocizzare la cosa inizio a raccontargli frottole, offrendogli garanzie sul fatto che sono una persona rispettabile, che lavoro nei dintorni e che può contattarmi per qualsiasi problema. Alla fine sembra convinto, ma mentre mi giro per tornare ai fatti miei sul display del suo computer appaiono alcuni errori di conteggio sul prezzo della camera, accompagnata da un messaggio di convocazione immediata,  da parte  dei turisti stranieri con cui mi trovo costretto a dividere il pernottamento. Mi precipito da loro, già insediati in stanza, sicuro che i problemi riguardino la mia carta di credito, sulla quale, per via del trambusto, non ho ancora versato il denaro necessario al pagamento. Ma quando arrivo in stanza i turisti mi spiegano con difficoltà, a gesti e italiano stentato, che il pagamento non tiene conto dei fantomatici "fondi per la ricostruzione".
"Ricostruzione di cosa?"
"Dell’albergo… c’è una calamità naturale in corso, no?".
"Ma perchè dobbiamo ricostruire, se ci dobbiamo pernottare?".
Inizio ad arrovellarmi su ciò che intendono dire, ma mi sveglio.

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