Dreams of the nursery ticket to Rome

Con un sotterfugio, riesco a chiudere tutti i miei nemici fuori dalla porta della Casa Bianca. Giro dunque la chiave nella toppa, ma per due volte sbaglio verso, riapro invece di chiudere.
Ma per fortuna i nemici sono scemi e non se ne accorgono. Poi mi tengo la chiave in tasca, ingombrante come quelle delle stanze d'albergo, e salgo su a vedere cosa c'è. Trovo il presidente Obama, che pranza con altri tizi. Ho paura che mi chieda di andar via e invece  mi viene incontro, allegro e cordiale. Così lo informo che ho chiuso fuori alcuni nemici della nazione. A quel punto però cambia espressione, diventa torvo e ombroso. Improvvisamente capisco come ha fatto a diventare presidente. Non mi lascia andare via finché non gli spiego ogni dettaglio. Poi vado fuori a chiudermi in macchina. Mi metto a scrivere, ma al giorno d'oggi ogni cosa che scrivi finisce nei social network, per cui i miei amici leggono tutto tramite facebook e mi mandano delle mail. Un amico mi offre ospitalità.  Una collega mi chiede cos'ho, tanto da farmi rileggere i miei stessi scritti, nel tentativo di capire cosa desta tanta preoccupazione. Mi accorgo che la macchina è parcheggiata sotto la palazzina in cui abita la mia collega. La vedo affacciata dall'ultimo piano, sta aspettando la metropolitana, che stranamente passa all'interno del palazzo e fa una fermata per ogni piano. Mi nascondo bene in macchina, non voglio che mi veda. Passa un signore che conosco, e inizio a chiaccherare con lui dal finestrino, ma sono in sosta davanti a un incrocio, le macchine suonano col clacson affinché mi sposti. Faccio manovra e mi ritrovo in una piazzetta in cui passeggiano i miei vecchi compagni di liceo che mi stanno sul cazzo. Mi raccontano che stanno organizzando dei treni popolari per salire su a Roma, in occasione di una manifestazione. E' un'occasione ghiotta, perché volevo andare a trovare una persona cara. Penso che potrei andare alla manifestazione e poi ripartire da Roma proseguendo verso la città che mi interessa, diminuendo i costi. Però non so se mi bastano i soldi. Mi raccomandano di non raccontare nulla a nessuno, e partiamo in macchina a comperare i biglietti. Lungo la strada osservo la campagna, guastata dall'abusivismo edilizio, e i palazzoni enormi  costruiti in spregio delle norme mi fanno incazzare. I biglietti si trovano in una locanda di frontiera, ci fermiamo e andiamo in giro per il locale, ancora indeciso sul da farsi, mentre i compagni fanno i biglietti. Incontro una compagna di classe del liceo. Mi è sempre stata simpatica, ma non provavo vera attrazione nei suoi confronti. All'epoca ero molto moralista, e disprezzavo i numerosi tradimenti ai quali sottoponeva il fidanzato ufficiale-futuro marito, dato che credevo ancora nella donna angelicata.
Era diversa da me, ma per una strana ragione andavamo d'accordo, parlavamo spesso, e aveva su di me un influsso materno e rassicurante. E' l'unica delle ex compagne che non ho mai rincontrato dopo la scuola, per cui mi fa piacere ritrovarla lì. La presento ai miei amici e lei per scherzo si mette la mia mano su una tetta, per cui tutti ridono. Poi gli altri vanno via e rimaniamo a parlare,  le spiego i miei dubbi e lei dice di ricordarsi una mia bellissima frase che dissi da giovane, e che lei ha sempre conservato nel cuore, come esempio. Le chiedo di ripetermela, perché io non la ricordo più. Forse da ragazzo ragionavo meglio, avevo una sensibilità che oggi ho perduto. Ma non c'è tempo per questo. Vado a informarmi sulle ragioni della manifestazione. Mi spiegano che è organizzata a favore dei diritti dei precari e per il diritto allo studio. E' una causa che mi sta a cuore, per cui non ho scuse per non partire. Conto i soldi in tasca, sono un po' pochi, ma dovrebbero bastarmi per andare a fare il biglietto. A un certo punto mi metto a giocare con uno stuzzicadenti, lo metto in bocca e mi scivola conficcandosi in gola. Mi sento cretino:  fa male e ho paura di morire per colpa di una distrazione stupida. Cerco di rimuoverlo ma non ci riesco, per cui l'unica soluzione è pensare che si tratta solo di un sogno, e svegliarsi, altrimenti soffoco. Recupero quindi la percezione della realtà e riapro gli occhi.

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