Il Senso di Indegno dell’Uomo Lagno

Salutavo il nuovo giorno, con tutte le metafore del caso, guardando un ragazzo che aveva addosso una maglietta bellissima, color rosso impertinente.
Il Senso di Indegno cominciò a pizzicare peggio della taranta, sospingendo l’orgoglio fra le coperte.
Avrei voluto piuttosto portarlo su e giù per i grattacieli, appeso a un filo sottile, come faceva quell’eroe dei fumetti, che possedeva il Senso di Ragno.
La precognizione in realtà ha uno scopo diverso da quel che sembra. Fateci caso, quando guardate un film o un fumetto: ogni volta che i sensitivi percepiscono un pericolo, gli rimane sempre pochissimo tempo per prendere una decisione risolutiva. Sembra quasi che il sensitivo sia più bravo a evocare minacce che a prevenirle. Quando ci si annoia, non c’è niente di meglio che un’apocalittica premonizione dal futuro, per trasformare professori di lettere in cacciatori di serial politici oppure per ritrovarsi inseguiti dal cyber-governatore della California. Solo in quell’attimo, prima di voltare pagina, lo shock del futuro arriva a incendiarti il cervello. Mette in moto la storia, presenta la situazione, pretende una reazione. La premonizione incendia il ritmo della storia, ti spinge a voltare pagina,  per scoprire come farà l’eroe a schivare quell’autobus impazzito che corre verso di lui. I personaggi capaci di prevedere tutto vengono sempre coinvolti, a dispetto delle loro capacità, in affari  imprevedibili.  Se davvero una persona normale potesse indovinare il futuro, rimarrebbe a casa durante le giornate storte.  Ma i seguaci del buon senso e quelli abituati ad andare oltre i sensi non vanno nello stesso senso di marcia. Ad esempio, lo scavezzacollo in costume rosso si getta da grattacieli altissimi solo perché  non ci vede. Privo della vista, si risparmia le melodrammatiche inquadrature del salto nel vuoto, le frastornanti zoomate del suolo su cui  che si avvicina inesorabilmente, preannunciando l’imminente spiaccicamento. A cosa servono gli occhi? A informarmi che mi sto ammazzando? Grazie, lo sapevo già. L’eroe cieco e temerario ha invece la possibilità di concentrarsi unicamente su ciò che gli serve: la speranza, la salvezza, la provvidenziale asta di bandiera a cui aggrapparsi, o la statua di un palazzo a cui agganciare il suo cavo indistruttibile. E se queste cose non ci sono, basta immaginarle. E poi stringere, più forte che puoi, la tua ancora di salvezza, un’attimo prima della voragine che conclude la realtà.
Anche lo sciamano, che stipula contratti con divinità mostruose e sataniche, si mette una benda, si cava gli occhi, o li acceca con luminose allucinazioni. Il Senso di Indegno è quel che abbiamo tutti, e fornisce la demarcazione tra noi e l’Eroe. E’ quando non vedi altro che la realtà, la spazzatura ai margini della strada, i manifesti dei politici col sorriso che ti schiaccia la rabbia dentro lo stomaco, il cielo senza sapore di una mattina di periferia.  Il Senso di Indegno pizzica, e ti costringe a rimanere a terra quando vorresti volare tra i palazzi con in braccio la tua bella principessa da salvare. E’ quel tipo di vista che non serve a nulla, perché sa solo rimarcare le cose che sai già. Non si tratta dello sguardo che disegna, che si impone sulla scena, soffermandosi sui particolari e dipingendoli con idee nuove. E’ piuttosto lo sguardo che Disdegna, e usa i particolari per nascondersi, per contorcersi nel dolore e nella mediocrità.
Dopo aver scoperchiato tutte le tombe, dopo aver evocato tutti i morti possibili e immaginabili, l’unica paura che resta è proprio il fatto che NON si protendono verso di te, come zombie, per abbracciarti o strangolarti. Rimangono invece lì, immobili, negandoti anche la più macabra compagnia.  L’unica paura che resta dopo aver varcato la soglia è quella di non riuscire a lasciare alle spalle la nostalgia.  Nei miti e nelle leggende, per superare la sconfitta, bisogna sempre sacrificare qualcosa. Il più delle volte, i propri occhi. Perché se guardi nel riflesso del mondo, e non vedi un Eroe, unico e speciale, vuol dire che in ogni caso non servono a nulla, che sei cieco lo stesso. E quindi c’è da cavarseli, piangendo sangue, finché non ne trovi di nuovi, luccicanti, splendenti, in grado di scomporre ogni immagine in decine di possibilità, come la luce che attraversa il diamante.

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