Dreams of the nursery the olive oil cruet

Un attimo dopo essere entrato in casa, avverto il fruscio di qualcosa, che sguscia dietro le mie spalle.
Mi giro e vedo la porta  che inizia a chiudersi di scatto, ma una mano  emerge dall’oscurità e la blocca.
Una voce tremante iniza a parlare: è  quella dell’amante del mio compagno di stanza.
Mi dice che vuole scappare via, che tra i due c’era stato un brutto litigio, in seguito al quale il mio compagno di stanza aveva assoldato un temibile sicario, col compito di pedinarla. Rimango sconcertato dalla notizia, le dico che fa bene ad andarsene, e le prometto che non appena il mio amico sarà rientrato gliene dirò quattro.
In serata, esco a fare un giro in macchina con la mia famiglia. I paesini di periferia scorrono davanti ai nostri occhi, e chiaccheriamo commentando il degrado morale e materiale di quei luoghi, e il pessimo risultato delle ultime elezioni. Rientro di nuovo a casa, col forte desiderio di cambiarmi d’abito e mettere una camicia di jeans che non indossavo da tempo. Trovo però la casa in subbuglio. L’amante del mio compagno di stanza è tornata, e sta litigando con lui. C’è pure il sicario. Io prendo le difese di lei, ma il mio amico non vuole sentire ragioni. Afferra un’oliera e comincia a spargermi tutto l’olio sulla camicia. La cosa mi fa montare su tutte le furie. Tra la ragazza e il mio amico tutto si sistema il giorno dopo, ma io rimango offeso e amareggiato per la camicia.
"Tu puoi comprartene un’altra, io no!" gli grido contro, con il preciso intento di farlo sentire in colpa.
Decido di non parlare più con nessuno. Il bello è che tutti mi danno ragione per la storia della camicia, ma nessuno ha il coraggio di mettersi contro di lui.
E questo mi fa arrabbiare ancora di più, perché non me ne faccio nulla della loro solidarietà, vorrei che combattessero. Per sfogare la tensione vado a correre in spiaggia, ma c’è l’alta marea, e lo scoglio che solitamente raggiungo come meta finale della mia corsa è immerso nell’acqua. Me ne frego, e tento di raggiungerlo lo stesso, bagnandomi fino alle caviglie. In spiaggia un tizio sta facendo correre un cane, che viene verso di me. Non provo paura e lascio che si avvicini,  continuando a correre, ma inizia a ballarmi tra le gambe e sono costretto a fermarmi.
Mi guardo intorno, e noto che poco lontano un altro signore sta trascinando con sé una mucca, esortandola a correre. Gli vado vicino e gli chiedo spiegazioni, così mi risponde che la sua associazione, per combattere il quotidiano sterminio di bovini da parte dell’industria della carne, sta provando a trasformare le mucche in animali corridori da competizione, nella speranza che si diffonda l’impiego sportivo e cada in disuso quello alimentare.
A me non sembra comunque una cosa giusta.

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