Lost

Nessun uomo è un'isola. E allora ti fermi, prendi il tempo tra le mani. Prima che scivoli via, come acqua di sorgente. E isoli la parola. La proteggi, la accarezzi. Ti illudi che sia sufficiente a scaldarti, a nutrirti. Ma nessun uomo è un'isola. E' pur vero che un'isola può esistere anche senza uomini. Il fruscio delle piante, la deliziosa carezza del vento, i frutti che cadono dagli alberi e fanno l'amore con la terra. Storie che continuano ad essere raccontate, senza curarsi di chi potrà raccoglierle e ricordarle. Senza curarsi di aspettare il naufragio di qualche orgoglioso figlio degli inventori della scrittura, del simbolo, dell'icona. Quelli che hanno isolato la parola, l'hanno usata per razionalizzare il mondo dentro il grande sistema della magia, setacciando brandelli di verità dall'informe, mutandola in proteine e vitamine. L'hanno sprecata, mettendone in svendita i codici e i sistemi, dentro quella gavetta di elemosina sempre più piccola, chiamata pubblicità, al servizio di un padrone con molte facce, ma che nessuno ha mai conosciuto. Nemmeno quest'ultimo, a sua volta, ha mai saputo davvero chi diceva di essere. Le cospirazioni degli anni sessanta-settanta-ottanta sono l'immagine del Re Rosso che cerca disperatamente di sognare sé stesso, mentre l'emorragia della sua inesistenza sporca di fango rosso la verità del mondo. Ma nessun uomo è un'isola. Forse prima ancora di domandarsi cosa cerchiamo, è bene rimettere tutto in movimento. Lascia perlomeno che il tuo cammino possa comprendere mille deviazioni. E fermati, senza paura di sbagliare, davanti alla mano che ti offre di condividere un sorso d'acqua. Prima di poterti illudere di trattenere tutto il nutrimento che ti serve nelle tue piccole mani, col risultato di farlo scivolare via. Prima di poterti illudere di secernere la verità da questo grande organismo collettivo. Ti fai sedurre prima ancora di realizzare che la risposta è l'ultima cosa da considerare, e che in ultima analisi non ne hai davvero bisogno, mentre il movimento rimane l'unica necessità possibile. Il rituale è soltanto una direzione, un punto cardinale attorno cui appendere gli sguardi. Stamane infatti il sole è il mio rituale. Quel lembo di colore mai visto, nel cielo ancora incerto, è il mio rituale. E sono qui, a raccontarlo a qualcuno, che poi volgerà lo sguardo verso quella parte. O si girerà verso l'altra. Non importa. L'importante è raccontare.

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