Dreams of the nursery the spit

Ultimamente in giro c’è poca memoria. E poi, cosa ancor più grave, troppa poca precisione.
Tuttavia, ritengo giusto dare spazio ai dettagli che continuano a pulsare dentro la testa, nonostante talvolta vengano alla luce amorfi. Non so quanto consapevolmente, forse anche il mio incoscio trava rassicurante peccare di approssimazione, adeguandosi all’ambiente, che vuole sapere di non sapere.
Quel colore in più che mi salva, come sempre, è nei dettagli.
Li sento solleticare il cranio, sfacciati, fino a pulsare decisi, quasi come se avessero vita propria.
Codice che viene prima del significato. E se pensi alla magia, forse le parole non sono poi tanto inutili.
Tutto ciò mi diverte così tanto che non riesco ad esimermi dall’annotazione.
Non siamo forse questo, tutti quanti?
Annotazioni.

 Del primo sogno ricordo solo l’incessante vagare nei meandri di una vecchia università.
A un certo punto ne esco, solo per ritrovarmi in una sorta di sala comune… mentre, tutto intorno, sta sopraggiungendo la sera e  si accendono luci artificiali.
Alcun persone gironzolano qua e là, ma la cosa non sembra rendermi felice.

Il secondo sogno è stato destabilizzante, anche se non tanto da far tremare le gambe.
Però mi ha ovattato un po’ i sensi.

Un mio caro parente ritornava in vita. Quasi come se fosse stato sputato via nella realtà.
Mi chiedeva di accompagnarlo a guardare le sue vecchie cose.
La necessità di fargli da guida a un certo punto mi distoglieva un po’ troppo da quell’atmosfera trasognata, tutto sommato piacevole, che si ha di solito nei sogni senza consapevolezza.
Avevo iniziato a credere un po’ troppo in quello che stavo facendo dentro il sogno.
Mi sembrava quasi di sprofondare troppo nei dettagli del quadro, piuttosto che esserne spettatore.
Il mio parente si faceva accompagnare, esaminava tutta la roba che aveva lasciato nel mondo dei vivi.
E mi chiedeva, mi domandava: "Dov’è mia moglie?".
Io cercavo di tranquillizzarlo, gli ripetevo che non era importante.
Mentre dicevo così, provavo disgusto verso me stesso.
Era come se volessi che rimanesse lì, a costo di distoglierlo da domande tutto sommato legittime.
A un certo punto il  suono di un telefono si è fatto strada, prima piano, poi forte.
Sono andato a controllare, pregando e scongiurando di non aver perso la chiamata.
Ma per fortuna non era nessuno.
Solo in quel  preciso momento ho capito che tutto quello che che era successo prima l’avevo solo sognato.
Mi sono svegliato, come di schianto.
Come se fossi stato anch’io sputato fuori, nella realtà.

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