Notturno

Un abbraccio domina la Luna.  Lo chiami notte, ma sono le stelle a toccarti. Disegnate, come figure incastonate nella leggenda. Oppure cercate, nel groviglio alla rinfusa di cose che non esistono, per le quali forse, in qualche universo sconosciuto, esiste una catalogazione. Una memoria. I sogni sono  il divenire che si adatta alla forma del contenitore. I miei pensieri colmano la sete di un'intero universo. La notte, lunga quanto un abbraccio, si spoglia delle immagini di dolore bluastro. Nella mano che hai odiato c'è soltanto una sofferenza che non sei riuscito a capire. Il manto oscuro che copre il passato non si nega neppure al peggiore degli assassini. Il sonno scende sulla pianura.  Pace e nuvole.
Mi aggiro dentro la figura di un pastore smarrito, nel paesaggio notturno. Lascio che gli alberi e le piante si muovano in pascolo, tutto intorno. Accanto a me, Lei. Una piccola mano stringe una felicità che sembra impossibile da trattenere, in quelle dita minute. Aggiungo la somma delle mie due mani.  Vorrei parlare, ma i denti mi si stringono. Le narici si dilatano, respirando tutte le parole che si illude di non riuscire a modellare. Vorrei indicarle una per una, come la meraviglia del cielo stellato. La mia felicità decide di parlare attraverso il silenzio. Bacio. Risate.
Si tuffa con me nel prato.
Nuotiamo nell'erba, sollevando piccole onde,
Felici come pesci di una razza dimenticata.

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