Cristina

Demoni sconosciuti avevano decretato che il lampione vicino casa dovesse essere tenuto spento tutta la notte.

Si svegliò verso le tre. A volte capita. Un insetto, un ronzio sconosciuto. Un sobbalzo del cuore.
Aprì gli occhi nel buio totale.

Fece il corridoio a memoria, inzuppato nell'ombra come un biscotto molle. L'oscurità si era mangiata tutti i contorni.
Guardò dalla finestra, cercando un filo di vento.
 Non c'erano nemmeno i soliti cani che correvano nella radura.
 Il silenzio mormorava nell'aria fresca all'odore di mirto.

Cristina era già sotto casa e lo stava aspettando.
Si accorse che era lì solo dopo qualche minuto che ebbe messo a fuoco.
Quasi come se fosse il bagliore di un fiammifero, acceso all'improvviso a rompere la monotonia del paesaggio.

Chiuse la finestra e diede un'occhiata allo specchio. Non si fece la barba. Non si lavò i denti.
Scese giù.
"Facciamo una passeggiata".
In cielo c'era una sola stella.
Provò a coinvolgere Cristina in una discussione sulle antiche mitologie degli astri.
Lei non gli dava retta. Prese una pietra rotonda e cominciò a soppesarla tra le mani.

"Non mi va di passare dal cimitero" le disse.
Cristina rise.
"I cani randagi ormai stanno dappertutto, mica soltanto nei pressi del cimitero".
"Boh, stanotte non si sono visti".
"Forse domani mattina?".

Alzò lo sguardo verso quell'unica stella.
Era conficcata nell'infinità del nero, come una spilla luccicante.

"Domani mattina non esco"
Poi  guardò Cristina. Come se fosse colpa sua.
Lei si strinse le spalle, e continuarono a camminare.

"La vedi quella casa abbandonata in fondo alla strada? Sai che c'è nato mio padre?".
"Tutta la tua famiglia è  cresciuta in questa zona, se non sbaglio".
"Sì… ormai tutti si sono rifatti una vita altrove… ma in passato mio padre, i miei bisnonni… vivevano tutti qui. Mio padre giocava nel terreno che ora appartiene ai nostri vicini".
"Il tuo bisnonno era originario di queste parti?".
"Credo di sì. Di lui mi hanno raccontato sempre e solo due cose: era una persona parecchio stimata. Lavorava al Mulino, a quei tempi era un impiego rispettabile. E poi so come è morto. E' caduto dal precipizio della panoramica, mentre stava cogliendo fichi d'india".

" Che storia scarna… eppure… efficace, non ti pare? La tua famiglia è riuscita a tramandarsi di lui soltanto le uniche informazioni davvero valide: com'è vissuto e com'è morto".

"Sì. E le due idee mi sono sempre sembrate in conflitto, anche se non ne avrei motivo. Voglio dire… era rispettato. E poi è morto da solo. All'improvviso.
Non ha un gusto strano, sulla bocca, mentre lo dici?".

"Forse capisco che intendi..  E' come  se sentissero la necessità di tramandarne una memoria positiva, no? Come se volessero mitizzarlo".

" O scagionarsi. Sai che dicono le donne, di questa storia?"
"Oh, bravo. Bisogna stare sempre attenti a quello che dicono le donne".
"A volte bisbigliano certe cose… come a lasciarmi intendere che l'avevano ammazzato".
"Beh, a volte le donne dicono anche tante stronzate, eh!".
"Proprio per questo motivo possono permettersi di dire tutto".

Si fermarono dopo pochi passi, vicino al balconcino della panoramica, affacciata sulla Piana.
Senza guardare verso il precipizio. Senza guardare i fichi d'india, che continuavano a crescere.
Volsero lo sguardo oltre la Piana, verso le spiagge, incontro al mare che si dipanava come un velo di seta scintillante.
Ripensò a quando andava a leggere sulla spiaggia, con la lampada, accompagnato dalla salata frescura delle onde del mare.
Le carezze dello sciabordio sembravano troppo lontane.
Una volta gli bastavano i suoi pensieri, per camminare fino a lì e rimanerci tutta la notte.
Soffocando ogni pensiero brutto. Asciugando qualsiasi lacrima.
Ma non ci tornava più da tanto tempo.
La zona era stata abbandonata a sé stessa, l'erba vicino la spiaggia cresceva alta e la strada era completamente buia.
Ad andarci da solo, avrebbe avuto paura.

"Mi viene in mente un'altra cosa. Sai che mio nonno si fermava sempre qui, appoggiato alla ringhiera? Mi diceva… come sarebbe bello, prendere una barchetta, e andare verso le Isole…E poi indicava sempre i puntini più lontani. Non riusciva mai a decidersi sul nome delle isole che c'erano sullo sfondo. Si vergognava della sua ignoranza, e ridevamo un sacco insieme".
"Anche lui è nato qui?"
"No…era il mio nonno materno. Era venuto a vivere con noi, ma era di un'altro paese".
"Non gli mancava il suo paese?".
"No… lui era nato in un posto di montagna, ma gli piaceva guardare il mare. Mi parlava di andare a scoprire un'isola. Tutta nuova".

"A tuo nonno piaceva molto sognare".
"A mio nonno piacevano tante cose".
A te invece… cosa piace?".

La guardò per qualche istante.
"Non lo so. E credimi, sto già scontando parecchio questa cosa. Però in compenso so quello che non mi piace".
Abbassò gli occhi, fece finta di guardarsi le scarpe, e poi rialzò lo sguardo, di scatto, con un rigurgito di sfida.
"Non mi piaci tu, Cristina".

Lei rimase con la sua solita faccia, impassibile e incolore.
Senza ombra di sfida o di irritazione nello sguardo.
Pregò che venisse un alito di vento, un insetto, qualcosa, che potesse almeno scompigliarle i capelli.
E invece, niente.

"Allora se non ti spiace continuo a camminare da sola. Vado verso il cimitero, visto che tu non ci vuoi venire".
"Stai attenta ai cani".
"Stacci attento tu".

"Sì, hai ragione. Forse domani mattina esco, dopotutto".

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