Le solide contraddizioni

La voglia di alzarsi al mattino prima di chiunque altro.
Sfiorare con una carezza il sonno di chi sia attarda ancora tra le braccia dell'oscurità.
Come guardiani impalpabili, imprigionati dal desiderio di essere al tempo stesso vicini e distanti.
La familiarità delle pareti che delimitano, sorreggono.
Le linee dei mobili, la forma delle ombre. I riflessi di luce.
La concretezza che separa l'esperienza del proprio cosmo interiore dall'amore cerebrale di cui si nutrono le fiabe.
La voglia di non essere lì.
Le urla, gli schiaffi. Le bugie, le verità che cambiano forma a seconda della distanza rispetto alla quale vengono pronunciate.
Le mura che contengono verità troppo misere da sopportare per l'immaginazione.
Oltre la siepe, i mostri si nascondono nel buio, spaventati dalla mostruosità del sentimento.
L'affetto si nutre di miele e veleno. Distruggiamo e ricomponiamo.
Amore disgrega nella notte piovosa ogni intenzione.
Amore ricostruisce al mattino la ragione del perché siamo, quando siamo, cosa saremo.
E' il prezzo da pagare per non essere soli.
L'incertezza del mutamento. La paura che porta con sé la completezza.
Cosa sono, cosa vorrebbero che fossi.
Cosa non sarò mai.
Cosa vorrei che bastasse.
Cosa non mi basta mai.
Ciò che siamo, la somma dell'insieme, che brilla più forte di tutte queste cose.
Il centro gravitazionale generato dai nostri punti fermi esplode come una bocca affamata di luce.
Il buco nero distrugge l'orbita a cui eravamo abituati.
Precipitiamo insieme verso il fondo dell'universo.
E' facile immaginare nel buio una minaccia, un pericolo capace di ridestare il movimento dei corpi e scuotere la freddezza dei pensieri.
Difficile è invece vedere il buio come una promessa di ciò che non si è. Di ciò che potrebbe essere.
Sapere cosa c'è dentro il buco nero non è una consapevolezza che appartiene a quest'ordine di idee.
Se la parola precipitare fa così paura, allora facciamo finta di essere il volo di un uccello in cerchio.
Scendiamo lentamente, in giri sempre più ristretti.
Insieme.

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