Il tema della maturità

Cani al galoppo nel placido deserto del mattino.
Secondo un regista che conoscevo, si tratta dell'emblema  del decadimento, il presagio di una nuova apocalisse.
A me sembrano solo solo felici, sciocchi e stupidi.
Faccio delle deviazioni, nel tentativo di evitarli, ma me li ritrovo lo stesso lungo il tragitto.
Ho un po' paura, penso che possano aggredirmi. Ma mi superano. Passano oltre, perdendosi nell'orizzonte.
Un'altro cane, nascosto dietro un cassonetto, rosicchia felice qualche piccolo tesoro.
I camion della nettezza urbana stanno fermi davanti ai cassonetti. I netturbini sembrano attardarsi a chiaccherare, telefonare, o a grattarsi il capo
La mattina è un percorso fatto di cani e bicchieri da cocktail abbandonati per strada, scandito dal suono delle tazzine di caffé che tentennano.

Nei bar, focolai di aggregazione emotiva nati per radunare le energie sovversive, ingannando il tempo in attesa dell'ultimo falò di fine estate.
Il dj legge sarcastico le notizie alla radio. Ma cosa stiamo a piangere per una squadra di calcio?
Davanti al bancone c'è un signore sulla quarantina, dal sorriso cinico, pianificato sulle dottrine del darwinismo economico.
Il mio sguardo è offuscato dal livore e dall'impotenza. Mi appare come un falso profeta, accompagnato da branchi di cani famelici, nato per spargere sale sui bisogni della gente. Un messaggero del deserto.


Mi avvicino. E' alto, muscoloso e forte. Nonostante abbia dieci anni in più di me è sicuro. Sembra uscito vincitore da centinaia di battaglie.

Nel mio delirio, lo sento parlare in latino. Lo sento schernire il mio bisogno di giustizia.
Qui custotiet ipsos custiodes, gli dico, cercando di conciliare i nostri opposti punti di vista.
Cui prodest, mi risponde attorniato dai suoi cani famelici. Domandarsi come viene gestito il potere, per i seguaci del darwinismo economico, è indifferente. L'importante è che esista una struttura stabile nella quale i traffici mercantili possano continuare a fluire.

Rompo un bicchiere tra le mani. Il sangue gocciola per terra. Gli avventori del bar mi guardano per un po', sgomenti. Poi ricacciano la testa sui fogli di giornale, alla ricerca di annunci di massaggiatrici a poco prezzo.
Il quarantenne mi spiazza, chinandosi a toccare il mio sangue. Lo assaggia con voluttà. I suoi occhi bramosi mi chiedono divertiti di sanguinare ancora. Gli dico: Sei come la razionalizzazione di un cancro. Lavori affinché le microstrutture vengano mangiate dalle macrostrutture. Ma accumuli solo morte. Stai rosicchiando il tuo stesso scheletro, e presto cadrai in un baratro infinito, trascinando nel tuo fetido buco di culo nero la stessa luce dell'universo.

Le mie parole sono belle come i variegati colori di una necrosi cellulare. Dovrei arrendermi al suo pragmatismo, odioso ma vitale, ma essendo cresciuto alla scuola letteraria del Manzoni, lascio che la Divina Provvidenza  risolva la vicenda a mio favore.
I lanzichenecchi entrano nel bar, e lo catturano, accusandolo di aver diffuso la peste canina per le strade della città.
Non è vero, perché la chiusura del canile e i disagi della nettezza urbana derivano da colpe dell'amministrazione comunale. Ma ho bisogno di un capro espiatorio, e quindi lascio che venga portato via. Mi basta girarmi con occhi fuori dalle orbite e il palmo sanguinante verso gli altri avventori per far star zitti pure loro. Ringrazio la Divina Provvidenza, e vado fuori dal bar, in tempo per evitare il matrimonio di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella.

 Verso sera, mi giunge la notizia di una signora che conoscevo, morta all'improvviso. Nottetempo, una signora che conoscevo era morta. I proprietari della casa in cui stava non la volevano più lì. Un infermiere era stato incaricato di portarla via, nella sua vecchia casa, e poi dire al medico che era morta lì. Per trasportarla si era lussato la spalla.



 Le persone si fondono col paesaggio, come bottiglie di plastica coperte da terriccio, erba e microorganismi. Sommergono loro esistenza nella posizione che occupano. Per esempio io mi sento un'ombra attaccata all'asfalto. Sfocata, arrendevole come una banderuola sferzata dal vento, ma piantata per terra. Altri invece si chiudono dentro corazze di cemento,  le abitano e le sporcano finché possono, fino all'ultima traccia che le mani scarne riescono a tracciare. Quando muoiono, il cemento rimane comunque appetibile a terzi, e loro devono essere grattati via. I cani rosicchiano quello che resta. Alcuni occupano un marciapiede, delimitano il loro spazio con piscio, vomito, coperte sporche. In giro per le strade, i dubbi non fioriscono più. Ognuno ha un pezzetto di verità stantia, e se lo tiene ben stretto.

Parlare di avanguardia culturale, di reazione e riorganizzazione dell'inteligencja è solo un altro modo per chiedere forme di disciplina che annullino il dubbio. Ma il maestro non sarà mai un capo. E' soltanto colui che  ti prepara, quando sei ancora acerbo, a forme di comprensione del mondo più autonome e mature. Il resto spetta a te.  Non esistono più le masse armate di forcone e martello, da guidare verso un comodo punto di rottura.  Siamo tutti abbastanza  istruiti. Non possiamo scusarci dicendo che non sapevamo. Siamo fuori dal giardino dell'innocenza. Adesso sono cazzi tuoi. Fino al prossimo diluvio universale, fino alle prossime tavole dei dieci comandamenti, se sai anche solo leggere e scrivere non hai più scuse. Sei tu che governi le tue mani e le tue armi, non più le parole di qualcun'altro. Sei tu il responsabile di ciò che fanno, e di ciò che si rifiuteranno di fare.

Il rumore pulsante dell'universo ci chiede cambiamento. Adattamento. Trasformazione di materiale grezzo in contesto, giustificazione, direzione. E noi cerchiamo di non sentire niente, avvolti nelle coperte della morale.


Dentro una scuola, i ragazzini scrivono il tema della maturità. Gli viene chiesto se c'è vita nello spazio.  Uno di essi  decide di scartare le classiche immagini degli alieni da fantascienza classica, e  si immagina un mondo extraterrestre sviluppatosi dentro un ambiente acquatico. Cerca di descrivere soluzioni abitative coerenti con un mondo fluido. Barriere architettoniche coralline, brulicanti di biodiversità dai colori cangianti. Calamari dalle appendici prensili. Mercati immobiliari  per paguri, basati sulle fluttuazioni di valore delle conchiglie. Le distanze che intercorrono tra il nostro pianeta e altre ipotetiche civiltà aliene forniscono lo spunto per idee e soluzioni. Approcci di pensiero laterale in costante mutamento, capaci di adattarsi perfino al vorace appetito delle metastasi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...