Il Calamarano

La madre sciolse la frizzina nella caraffa d'acqua. Nel silenzio effervescente, accese la televisione bofonchiando. Le bollicine che lo guardavano gli appannarono la mente. Si concentrò sulla razione di uova e patate che gli era stata somministrata, e tacque. Più tardi andò nella sua stanza, a piangere sul libro preso in prestito in biblioteca. . L'autore spiegava che in una certa zona di Capo Sounion era possibile pescare con facilità Calamarani giganteschi. Le donne del luogo erano molto compiacenti con chi sapeva prenderli e cucinarli alla perfezione. Il libro illustrava tutta la fauna marina del luogo, con dovizia di illustrazioni, accurate in ogni dettaglio.  Davanti ai suoi occhi scorreva l'avanguardia di un mondo sottomarino affamato.

Quella notte gli venne un rigurgito, dallo stomaco fino al cervello. Si ritrovò a  sognare di stringere il suo stesso cuore tra i denti. Trovò che il gusto di sangue che gli inondava la bocca era quasi rassicurante, mentre camminava in una piazza, nel giorno della festa. Incontrò una vecchia conoscenza, vestita come nelle vecchie foto. Appena lo vide lo salutò tutta allegra, e gli disse: "Mi spiace per tutti gli anni che hai perduto". 

Mentre il sapore di sangue in bocca si affievoliva, raggiunse gli uomini d'affari che lo aspettavano al ristorante. Li scorse al tavolo più lontano, e allungò la mano per farsi vedere, ma scoprì che gli era rimasta in mano una sciarpa colorata, la stessa che indossava quella sua vecchia conoscenza. Tornò sui suoi passi, deciso a riconsegnargliela, ma in piazza non c'era più. Alcuni passanti dissero di conoscerla. Si offrirono di prendere in consegna la sciarpa e riportargliela. Era in ritardo per il pranzo, per cui accettò di buon grado.  Iniziò a correre per le vie della città, nel tentativo di recuperare il ritardo all'appuntamento, ma i passanti in festa da scansare lo rallentavano.

Il sapore di sangue ritornò. Mentre correva, cominciò a ruminare un bolo pastoso composto dai suoi stessi organi interni, un hamburger di viscere attorcigliate che non finivano mai. Masticava un pensiero soltanto: più energia, più energia. Cercava una strada a ritroso nel tempo. Ma fu tutto inutile.

Al mattino la violenza dei raggi del sole lo fece svegliare. Si vestì in fretta, per andare a proporre a un amico di spartire oneri e onori di una spedizione improvvisata a caccia del Calamarano. L'amico reagì borbottando scuse da accidioso cronico. Poteva vedere i pensieri che gli galleggiavano sopra la testa, come pesci colorati. Immaginò che l'aria improvvisamente iniziasse a sobbollire, ammazzando i pesci, lasciandoli a pancia all'aria con gli occhi fuori dalle orbite. Il collo dell'amico iniziò a torcersi. Con una voce stridula, accettò di unirsi alla spedizione, e ripetè tre volte l'ora dell'appuntamento.

La madre intanto stava a casa, serrando le dita sulla cornetta del telefono.

Col favore della notte, i due ragazzi calarono la barca a mare. Spensero i motori, legarono bene l'esca, una zampa mozzata di gallina, che serviva a imitare i movimenti dei granchi, aggiunsero un pezzo di stoffa bianco a un'ulteriore nodo, più piccolo, affinché il Calamarano potesse scorgere la lenza anche da lontano. Immersero il tutto e attesero. L'amico guardava la Luna con un sorriso un po' sciocco, mentre lui, con lo sguardo torvo, stringeva la lenza dando piccoli colpetti. Non ci fu da aspettare tanto, che qualcosa iniziò ad abboccare. Sembrava piuttosto pesante. Ma sicuramente facile da gestire, come diceva il libro. Bastava solo aver cura di ferrare l'esca, tirando piano piano. L'amico però continuava a guardare la Luna.

"Aiutami" mormorò " Tira troppo forte, non ce la faccio!". A Capo Sounion la tradizione prescrive ai ragazzi certe prove. Ma ha sempre cura che siano alla loro portata. Basta avere fiducia. Il Calamarano però si nasconde. La rete di neuroni sparsa sul suo corpo viscido sibila come una silenziosa costellazione. E poi trova sempre qualcosa da mangiare. Da mille anni ormai. E nessuno ha mai detto nulla. Nessuno ha mai cercato nulla. Da mille anni ormai. Basta avere fiducia.  La madre era ancora al telefono. Il suo tono sembrava sollevato. I giovani, si sa, vanno lasciati andare. Certo, a volte sono privi di senso pratico. Gli basta l'eco di una frottola per avventurarsi nel mare incerto. Ma se vuoi vivere di sogni, devi produrre qualcosa. Cosa può produrre un sogno? Silenzio. Pace.

Una musica sciocca, venata di nostalgia, pervadeva adesso il disordine lasciato nella stanza del ragazzo. Magliette sudate stavano a puzzare in un angolo. Uno sguardo invisibile, privo di giudizio, scandagliava le stanze della casa. Guidata dal chiacchericcio telefonico della madre, la trovò. Ai piedi del letto c'era l'enorme Calamarano, con il suo becco corneo, schiumante di bava verde. La cornetta del telefono sgusciava come una saponetta, e le sue bocche non riuscivano a inghiottirla. I tentacoli si sparpagliavano per tutta la stanza. La rete di neuroni luminosi, pulsanti,  gorgogliava messaggi indecifrabili.  Intasavano l'etere. Riempivano il silenzio della città.

La porta si spalancò come di schianto.
Un poliziotto giovane e inesperto  brandì la pistola e la puntò  tremando verso la gigantesca creatura.

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