Cose che succedono

(Estratto)

Diana rientrò in casa. Non appena l'odore di chiuso le invase le narici, prese la decisione che avrebbe lasciato quanto prima l'appartamento. Tanto per lei ormai era troppo grande, e poi avrebbe avuto problemi a pagare da sola l'importo dell'affitto, senza il contributo della pensione del defunto genitore. Si stese sul letto, respirò profondamente, poi compose quel numero.

"Ciao".
Le rispose la solita voce da seminarista asmatico. Nel buio della stanza sembrava quasi rassicurante.
"Ehi… cazzo, che sorpresa… è la prima volta che mi chiami tu!".
"Alberto, vado dritta al punto. Vorrei vederti. Domani pomeriggio, alle quattro e mezza,  in stazione".
"Ah. Eh, guarda, cioè…sarebbe carino, voglio dire… mi piacerebbe moltissimo. Domani però ho un esame".
"Sono mesi che mi rompi le scatole per avere un appuntamento".
"Ah ah! Sì, però io devo…"
"Domani. Prendila come un'occasione da cogliere al volo. Non ce ne saranno altre".
"Non so niente per l'esame. Tra l'altro ce l'ho pure questa settimana, tra due giorni. Come faccio?  Mi vengono le… le occhiaie verdi. Le verruche sulla lingua. No, veramente, proprio stavolta non posso. Mi spiace".
"Stamattina sono andata all'obitorio. Mi fa male la testa e vorrei riposare. Richiamami e fammi sapere".

Poi chiuse gli occhi e si mise a dormire. Dopo qualche ora li riaprì,  svegliata da un brusio leggero, e  vide un messaggio sul display del cellulare,  posato sul comodino. Il messaggio confermava ora e luogo dell'appuntamento. Si voltò di nuovo per riprendere sonno. Il comodino alle sue spalle si aprì come un gigantesco sbadiglio e  inghiottì il cellulare, masticandolo lentamente, come le mucche.

Il legno trasudava una bava appiccicosa. Le immagini dei quadretti appesi al muro iniziarono a sciogliersi e a colare sul pavimento. le linee degli oggetti e dei mobili che componevano l'immagine di quella stanza sembravano convergere verso un unico punto di fuga: l'occhio  onniveggente, ma al tempo stesso sbigottito, di un Dio nascosto e impotente contro la totale assurdità di quella scena.
Era come se la colla invisibile che teneva legate insieme le forme del mondo reale fosse evaporata.
Ma Diana dormiva.

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