La tranquillità è solo quando sei qui

Dopo aver camminato dall'erba verso il fango ed aver sporcato gli stivali. Li avevi comprati per durare in eterno, quando ancora pensavi che l'eterno fosse una definizione, una linea di demarcazione. E invece era solo un punto di vista. I punti che pungono la vista.

Dopo aver guardato nel riflesso di uno specchio e aver scoperto cose che non ti piacevano nelle cose che ti dicevano. Non era come avevi sognato. Non eri quello che sognavano. Non c'era altro da poter sognare. Dopo aver scoperto il pianto. Dopo aver divorato la luce. Non c'era spazio nei sogni degli altri. E se non puoi essere un'eroe, mi dicevano i pupazzi a fumetti dell'infanzia, almeno cerca di essere una persona che si possa vergognare il meno possibile di sé stessa. Ma ci sono cose che separano da tutti quelli a cui vorresti chiedere scusa. Per cui rimane solo da chiedere scusa alla notte.

Quei giorni che diventavi un eroe romantico. Quegli altri giorni che tornavi ad essere un mostro. Tutta questa storia, tutta questa strada, tutte queste cose imparate e rinnegate. Tutti questi sbagli a cui rimanere legato, odori stantii e rassicuranti, perché per vivere bisogna innamorarsi della verità, e tradirla di nascosto con l'errore. E io sapevo, pensavo di sapere, e quindi non sapevo più nulla. Rubavo protetto da uno schermo il sorriso delle ragazze. E poi di nascosto le osservavo mentre si toglievano la maschera, tornando ad essere bambine. Lasciavo crollare tutto, nell'amarezza già annunciata di cui mi nutrivo. Ero l'uomo  che aveva capito tutto, non è vero? E allora lasciamolo a capire. 

Volevo dirti, lo sai. E' per questo che ho iniziato a sfilacciare questo discorso, e poi i pensieri si diramano. Ma se vuoi essere sincero, devi prima spogliarti di tutte quelle necessità che piangono sotto la pelle, non è vero?  Devi essere nudo. Perché nude sono le cose sincere. L'amore. L'abbraccio. L'intreccio. La condivisione. Volevo dirti che ti ho vista correre, attraverso il paese, bruciando le distanze tra il passato e il presente. Il cuore scappava via, voleva raggiungerti. Perché non c'ero, quando crescevi? Perché non esiste un mezzo che mi consenta di osservare la lenta maturazione della luce nei tuoi occhi? Chi mi darà quelle cose che ho perso? E' per questo che oggi, non voglio perderne nemmeno una. Starò attento.  Eri tu che correvi. Lo so che eri tu. 

Ti guardavo correre, non per venire da me, in un altro tempo, un'altro luogo. Non potevo smettere di pensare che eri bella. Ti guardavo, ed era ieri. Eppure ci penso, ed è adesso. Non mi vedi? Il tempo è un abbraccio di cristallo. Mi sono appassionato alla tua vita. Non c'è altro da aggiungere: io sono qui. La tua vita timida e fragile e forte e luminosa.  La luce rigogliosa che emerge all'improvviso, senza neppure aspettare di schiudersi, quando regali un sorriso, e poi lo ritrai, indecisa. La tua vita-cintura che si ricongiunge nei miei gesti,  il pensiero e l'azione. Nel bruciante sospiro dei sogni che ti cercano.

E' questo che so: la necessità di sperare nella sorpresa, nella deliziosa incertezza di non sapere tutto che mi provocano i tuoi occhi.  Dove sarai, all'ombra di un mattino? Dove sarai, nel domani che arriverà, annunciato dalle campane della messa? Dove sarai, mentre mi siedo accanto a te? Io voglio esserci, lo sai. Non spiegarmi niente. Rimango in silenzio e imparo. Mentre ti guardo. Fatti solo guardare.

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