Ti ricordi quando ti dicevo…

… che per scrivere bisogna sentire. Che le preoccupazioni economiche e materiali non vanno d'accordo con il bisogno di mettere una parola dietro l'altra in fila. Ma mettere una parola dietro l'altra  in fila, estirpandola come chiodi arruginiti su una parete mezza scrostata, non va d'accordo con la vita.
Le preoccupazioni sono una cosa meravigliosa, a confronto di questo limaccioso senso d'impotenza.
Sono salito sul terrazzo e pioveva. Ho alzato la faccia verso il cielo, implorando Dio.  E io odio fare ciò. Mi è capitato solo una volta, quando una persona cara stava morendo.
E non ho ottenuto nulla.

Non ha forma, ma sai che c'è. E' insopportabile da percepire.
Preferiresti una raffica di schiaffi solidi, avvolti in guanti di metallo tagliente,  piuttosto che il pungolo di questo fantasma.
Quando scrivi e piangi e ti tremano le mani, e sai che non ci sarà altra cosa. Che nessuno verrà a rassicurarti in merito all'esistenza della magia.
Puoi solo credere nel buio. Ti senti in colpa perché hai sonno, sei stanco e mentre le cose ti sfuggono di mano ti rimproveri e ti torturi di non riuscire a crederci abbastanza, di non aver pregato nel modo giusto.
Le preghiere a volte sembrano come incantesimi.

La cosa peggiore è questa.
Pratico spesso incantesimi. Come succede da secoli, lo faccio perché mi sento impotente e perché vorrei che i miei amici non soffrissero.  E allora cerco di imporre l'ordine della parola al caos degli eventi e dei mutamenti del cuore, del corpo, dell'ambiente. Perché ho bisogno di ognuna di queste cose, anche se non sono mai riuscito a dirti  quanto la vostra esistenza abbia contribuito a rendermi quello che sono.
E quanto amo ciò che sono, proprio grazie al fatto che conservo le tracce di chi ho incontrato.
Quando le persone che contano ti vengono sottratte, come un rapido spostamento delle palline sul pallottoliere,
non riesci a far nulla finché non è troppo tardi. Non è il dolore a chiedere al tuo corpo di sentirsi vivo. E' l'assenza. Il vuoto. Non so se te l'ho mai detto, ma ogni tanto anch'io guardo gli oroscopi. Quello che preferisco, invece di dirti come andranno le cose, prova a farti delle domande. Mi ha chiesto se c'è mai stato, nella mia vita, un talento che mi porto appresso fin da bambino e che ha complicato le cose, invece di migliorarle.

Certo che c'è. Ma a cosa servirebbe scriverlo? E' mai servito a qualcosa dire che esprimere le mie fantasie in pubblico mi imbarazzava terribilmente? E' mai servito a qualcosa scoprire che, nonostante ciò, la gente  sentiva la propria vita sminuita da ciò che scrivevo? E' mai servito a qualcosa scrivere a chiare lettere che non era colpa mia, ma soltanto la mia natura, che non avrei saputo fare nient'altro? Da piccolo, quando i compagni di classe, nei temi dedicati al futuro, mi immaginavano, con la chiaroveggenza tipica delle menti semplici e sincere, nello stesso posto in cui sono ora, rifiutavo anche soltanto il pensiero. Non era il destino che volevano per me le persone che amavo. E io non volevo deludere nessuno. Ci ho provato. Ma tornavo sempre lì.  Ho dovuto arrendermi a questo incantesimo, che mi trascinava costantemente dove non avrei voluto, lontano da certe  cose, verso le quali  però tentavo costantemente di nuotare, contro ogni avversa corrente, annaspando.  Perché io lo sapevo, l'ho sempre saputo, ma dovevo ignorarlo. E' mai servito a qualcosa dire che mi dispiace, che non volevo, che non intendevo dire le cose che hai capito, o che non ho capito di dire le cose che hai inteso?

E' mai servita a qualcosa, la magia?
Sì.
E' servita a farti sognare, un giorno dopo l'altro.
Adesso non te lo ricordi, ma io so che c'eravamo.
Queste lacrime non possono lavarla via.
Io vorrei che tu tornassi.
E' che sei importante, e non ho nient'altro a parte questo schermo per confessarlo.
E' il mio talento, la mia maledizione.
Che dici, facciamo un'altro incantesimo?
Ma sì.
Meglio un sogno.

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2 thoughts on “Ti ricordi quando ti dicevo…

  1. simichan

    Il tuo talento e la tua magia in questi anni mi hanno accompagnata e sorretta decine di volte. quando credevo di precipitare senza appigli c'era sempre una sottile e morbida rete costruita dalle tue parole che mi aiutava ad attutire la caduta.
    Le persone come te rendono questo mondo un posto più decente in cui vivere. e sognare.

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