Refresh le cache

In quei giorni il  Presidente Emerito fece montare alcuni generatori di stabilità  nello studio ufficale.

Le gradazioni  erano comunicate a distanza all’addetto alla manutenzione, utilizzando però un vetusto fax. La contorta procedura generava incomprensioni e problemi quasi all’ordine del giorno.

Lo staff del Presidente era stretto nella morsa di perturbazioni, oscillazioni, mortificazioni. 

Ogni giorno chiamavano invano la manutenzione, ma dall’interfono usciva solo un sibilo metallico.

A metà settimana ricevettero un foglio fax:

Gentile ufficio,

La stabilità  ideale dei luoghi pubblici è stata fissata dal Federal Bureau. Si prega di inviare ulteriori istanze o lamentele al foro competente o, in alternativa, rassegnare le dimissioni.

A dar lume alla stanzetta in cui alloggiava lo staff c’era una fila di tre finestre.

Rozze edificazioni offuscavano l’orizzonte, piantate in un terreno tossico a buon mercato, rubavano l’anima prima ancora di essere ultimate. Oltre i vetri, oltre i muretti e i capannoni abbandonati, si potevano immaginare canti di cotone.

Tutto intorno venivano piantate dalla penna dei cronisti  favole di favelas e maleducazione, con cui questi si illudevano di pasteggiare almeno fino al Martedì venturo.

C’erano dispersi nel grigio, invecchiati e ignoranti, identità e storie senza importanza, agglomerati nella miseria.

Gli strumenti digitali rilevavano empatia e altri astratti emotivi troppo lenti in fase di caricamento.

Si preferiva indietreggiare dal centro di un incidente, fino a diradare l’eco delle urla e l’odore del sangue, fino a ottenere un insieme consequenziale di rottami, che assumeva un senso più armonico man mano che lo si agglomerava alle macchie progressive del proprio zoom mentale.

I poeti, lasciati fuori a mendicare, stringevano l’aria in un comico moto d’orgoglio.

Alle loro spalle, lupi famelici emergevano dai piani rialzati dei palazzi e sfidavano la plausibilità della scena mangiandosi ogni comprensione, ogni spazio di reazione.

Occhi rossi, fiato mefitico, artigli e zanne che facevano male prima ancora che il dolore potesse essere compreso o interessante per qualcuno.

Lo staff si strinse nell’incerto, insondabile, incrociarsi degli occhi. Tutti contavano il peso che ogni giorno il Presidente Emerito dava ai loro respiri.

Una qualsiasi Prefettura di un qualsiasi angolo del globo avrebbe potuto certificare l’agibilità di quella stanza infernale mentre mangiava divorava e cacava vite umane, come se essa stessa fosse ormai l’unica cosa degna di esame  dell’emerita coscienza umana.

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