" Che cazzo succede? "

" Sparano…? "

" AAAAAH! "

 
(tic,toc)

" Hai sentito? "

" Non ho sentito niente. "

" E’ un casino, tutta questa polvere… cosa è stato? Non vedo niente, non sento niente. "

" Dai, rilassati. "

" Dici sempre così. Ma mi vuoi guardare un attimo? Non vedi come mi hanno conciata? "

" Ti ho guardata, e non hai niente. "

" E ALLORA INVENTATI QUALCOSA, cazzo!"

" DEVO DIRE UNA BUGIA? "

" Mi piacevano una volta, le tue bugie. "

" Io… "

" E ora mangio la polvere. "

" Dai, basta "

" Sputo e mastico terra. "

" Uhm… sai di cosa abbiamo bisogno? Un buon impianto di messa a terra. In ogni appartamento   l’interruttore differenziale può fare la differenza. I cavi della messa a terra sono di colore giallo, verde, o verdegiallo, I cavi neutri sono blu. "

" E i cavi della tensione? "

" Nero, rosso, marrone. "

" Bravo. "

(tic, toc)

" Mi sta venendo da piangere e vomitare e sanguinare. "

" Non bisogna lavorare con la corrente se è presente una certa umidità! "

" Smettila di dire stronzate. "

" AH! Ti ho vista, stavi ridendo! "

" I vermi mi fanno il solletico. "

" No, un momento… quali vermi? "

" Ti escono dei vermi. Dalle orecchie e dal naso. "

" Senti CHI parla! Con tutta quella roba verde che ti esce dalla bocca! "


(tic, toc)

" Ho sempre avuto paura di annegare.
  Ma quando sei piccolo, non rifletti su certe cose, ed è meglio  così."

" Sono d’accordo. Meglio non riflettere. "

" Oh, ma sei proprio un COGLIONE, scusa se te lo dico. "

" Scusami, ricordi forse UN singolo momento felice della tua vita in cui hai…riflettuto? "

" Rifletto adesso, sul perché perdo tempo a parlare col muro."

" Quando ci siamo ritrovati sotto la pioggia, e poi siamo andati in quell’alberghetto, ricordi?
  Stavi riflettendo, allora? C’era forse bisogno di riflettere? "

" No.
  Ma c’è bisogno di riflettere, nei momenti di pericolo."

" Ah, vuoi dire che sono pericoloso, bene. No davvero, fantastico.
 Proprio quello che ci voleva, dopo i vermi."

" Non è colpa tua. Non di tutto, perlomeno. Però un po’ lo è.
  Perché io mi sto consumando le    unghie a forza di scavare, e tu non fai un CAZZO. "

" Oh, certo. Scaviamo. Poi quando torniamo su? Che fai? Vai a cercare lavoro? "

" Tu ti meriti quello che sei, io no."

" Certo, come se cambiasse qualcosa. Tanto per gli altri rimani sempre…"

" Non mi importa degli altri. Io so chi sono e…"


(Frastuono di pentole e cose che strisciano)



UARRRRRRRHHHHHHHH!


(Una voce cavernosa vibra attraverso la terra, attraverso le ossa)


" AHR !

GHLOOOM!

HELL ‘YN AHURA BAKHTAI !

GOHR MEHR AROTH BEHEL! "

" Hai sentito? Stavolta si è sentito, eccome! "

" Stai zitta, o ci troverà. "

" Per te che cambia? "

" Oh, sai, preferirei che la testa mi rimanesse incollata al corpo, dopotutto.
  E non ho molta voglia di   vedere che colore hanno le mie budella."

" Se non altro sarebbe divertente."

"Vaffanculo.
 Comunque… ehi, ora vedo meglio! "

"Già…sembra una galleria."

" Un labirinto."

" Dio, ti prego, non dirlo nemmeno per scherzo."

" E poi c’è del sangue sulle pareti…"

" Non è il nostro."

" E tu cosa ne sai? "

" Andiamocene, e basta! "

" Ma come…"

" Zitto. Vienimi vicino. Toccami. "

" Non vedo cosa…"

" Senti? "

" Il… la tua pelle. Come allora. Non è cambiata. Ho paura. Non cambia mai. Ah…"

" Oh, sì…"

" Hai sempre lo stesso odore. E’ così dolce. Mi sento un cretino. Questo non è giusto…"

" NO! Perché? "

" Non posso…"

" Ma perché…? "

" Dai, rivestiti. "


(tic, toc)

" Aspettami, non correre così ! "

" L’importante… è mantenere il passo… se è costretto a correre, a seguirci, si stancherà. Ho come   l’impressione che ci sia un sacco di cibo qui intorno, più facile da trovare, da consumare, e   soprattutto che non si muove."

" Già. Sembra pigro.
  Non è abituato a cacciare, il gusto della scoperta e della ricompensa lo annoia.
  Lui non cerca, trova e consuma."

" Quindi non dobbiamo fare altro che annusare l’odore di carne morta, e andare dalla parte opposta."

" Sai come me l’immaginavo? Pieno di specchi. "

" Sono solo cazzate. Non c’è bisogno di rendersi conto di certe cose, come ti dicevo.
  Si fanno e   basta."

" Invece tutto si riduce a una faccenda alimentare. Mangiare oppure essere digeriti.
  Non serve a nulla guardarsi lo stomaco in un documentario, basta che faccia il suo sporco lavoro."

" Se scappiamo… cioè, lo so che molto probabilmente moriremo qui.
  Ma se riusciamo ad andarcene tu cosa fai? "

" Tu non resti? "

" Mi dispiace. Ci sono tante cose che vorrei fare. E tu dovresti accettarlo, se mi vuoi bene."

" Certo che ti voglio bene, ma è un altro discorso.
  Quella semmai è la giustificazione che userò per razionalizzare la tua partenza.
  Ti lascio andare  perché ti voglio bene. Sì, come no."

" Infatti. Ma non puoi fare nient’altro. "

" La sai una cosa stupida, invece? Vuoi andartene da qui, bene.
  Ti aiuterò. Consideralo il mio ultimo regalo. Dovessi crepare, ti farò andare via da qui. "

" Grazie. Sei dolce. "

" Non dire cazzate e continuiamo a correre. "

(Rumore di pietre che cadono)

" HORRAAAHHH! HUORUGHAA GHAAAARAH! "

" NO! "

" SCAPPA! "

" Oh Gesùmmariapadrenostrocheseineicieli… "

" CORRI! "

" Ma com’è fatto? Come può esistere una cosa del genere… "

" NON GUARDARE, CORRI! "

" Come posso…non riesco a smettere di guardarlo, non ci riesco…oh, Signore, perdonami…"

" NO! "


" GHO RAHHHHHAHH! "



(…)

" E adesso perché ridi? "

" Niente… pensavo a una cosa. "

" Che cosa? "

" Basta domande. Appena chiudo gli occhi, svegliati. "

" Non so se sono capace. "

" Devi. Abbiamo pagato un prezzo abbastanza alto per questo, no? "

" Fatti dare un bacio. "


(Schiocco di labbra che si separano, nel buio)

Gioco di squadra 12-06-2008

Il tempo è un volto sull’acqua.
Stephen. King

" Anche questa è andata ", ho mormorato alle ombre della casa, mentre rientravo socchiudendo la porta.
Un grazie al prode George  per la sua presenza. Mi resta tra le mani un album di ricordi in forma di fumetto. Lo sfogliavo alla fermata dell’autobus, pensando al tempo che si fermava ad ascoltarmi, impinguinato nel mio abito scuro, mentre presentavo il lavoro al pubblico intervenuto. Risate pomeridiane. Matite smozzicate. Compagni giovani e meno giovani. Gli amici del pennino. Il ragazzetto dagli occhi a mandorla. Il timido sorridente, il timido silenzioso. La ragazzina un po’ ochetta dalle tette grandi. il giovane scrittore magrolino, buffo e triste. L’insegnante dagli occhiali chic. Il preside della scuola, tutto stortignaccolo, tutto scalcignato, coi suoi problemi di salute e la parlata da cicerone napoletano, tra le rovine dignitose di un passato fumettistico pieno di storia. Germinano nel terreno fiori ancora deboli ma ostinati. Il paffuto e gentile insegnante di disegno. Lo sceneggiatore che ne sa una più del diavolo. I consigli, le lezioni, che risplendono attraverso i tratti ora incerti, ora decisi, di queste tavole amatoriali.  Le ragazzine del corso di illustrazione, allegre e un poco snob, che si raccontavano tra  di loro paludi di segreti,  ostinate come la muraglia cinese ai miei tentativi di penetrazione. La ragazzina che mi sedeva accanto, coi suoi occhiali giudiziosi, l’abbigliamento un po’ freak, che dannazione, prima o poi doveva venire pure per me il momento di dover dire: " Ah, se avessi dieci anni di meno! ". E infine io, nel ruolo che più mi è proprio: quello di chiaccherone  sproloquiante seduto dietro una cattedra, col pubblico che ascolta perplesso, cercando di ridurre in una scaletta ordinata e professionale un anno di ricordi. Poi, oh,  sembra sempre  che non me ne importa niente.  Ma nel mio cammino verso la Torre, guardo sempre indietro.  Quello che ho acquistato.  Quello che ho perso.
Ve lo dedico.
Si dice così, no?

Raoul:" Buonasera, anzi buongiorno, visto che sono  le cinque del mattino " .
Abramo:" Cristo santo! aprimi, deficiente! Mi bruscherò un raffreddore!"
Raoul: ( ridendo) “ Ma che ti devi bruscare… sali, va’ , analfabeta! “
Abramo: Invece di pensare all’alfabeto, passami dei fazzolettini!

Abramo sale sulla macchina che riparte di scatto. Si ferma dopo qualche isolato, davanti a una palazzina.


Abramo:" Parcheggia lì! "
Raoul:" Lì dove, che non c’è spazio! "

Abramo:" Ma se ci passa pure un treno! Parcheggia,cristo santo, che si è fatto tardi! "

Raoul:" Come volevasi dimostrare, non ci passo…lì però c’è un angolino "
Abramo:" Dai non metterci tutta la vita, però! "
Raoul:" Certo che un per favore ogni tanto sarebbe carino "

Abramo:" Secondo te si incazza se arriviamo a quest’ora? "
Raoul" E me ne  fotto se si incazza! Mi fai svegliare all’alba, mi fai prendere la macchina, pensa a come girano a me, i coglioni? "

Abramo:" Ah… perché, tu ce li hai i coglioni? "

Silenzio gelido e imbarazzato.


Raoul:" Hai rotto le palle. Scendi dalla macchina! "
Abramo:" Eddai, scherzavo "
Raoul:" Io no. Scendi " .

Abramo:" Dai, su, scusami… è che ste’ situazioni mi innervosiscono. Se non ci fossi tu non saprei dove sbattere la testa! ".
Raoul ( sospirando ): " Beh, sì è vero, sei un deficiente ".

Lo guarda per un istante.

Raoul" Poi adesso, con tutta l’acqua addosso, sembri un pulcino bagnato " .
Abramo:" Sei troppo buono, vieni qui che ti abbraccio! "

Raoul:" Va beh, ho capito, smettila adesso! "
Abramo:" Dai, avvicinati che ti do un bacio! "

Raoul : " ( con un filo di voce) Finiscila, ho detto!"

I loro sguardi si incrociano, e Raul volge gli occhi lontano, con le guance in fiamme.

Raoul:" Comunque alla fine, si può sapere che cazzo vuole a quest’ora? "
Abramo:" Mi ha chiamato con la voce tutta strana…dice che vuole parlare del nostro rapporto… le solite scemenze paralloiche”

Raoul:“ Si dice paranoiche, e non sono scemenze. Abrà, l’hai riempita di corna. Ellasciala, se non ti piace più, cazzo! ”.
Abramo:“ Vabbé, quelle non erano corna, erano distrazioni. Sai come si dice, l’uomo è cacciatore. Alle donne piace stare con quelli che piacciono! Che ci posso fare se piaccio? ”.
Raoul: “ Non ne sono molto convinto…”.

Abramo: “ Non lo so… però  tu le donne le capisci, ci sai parlare. Se fossi in te, con tutte le amiche che hai… ”.
Raoul: “ Immagino. Anzi, non voglio immaginare ”.
Abramo: “ Ma le donne tu proprio le odi, vero? ”.
Raoul: Non lo so. Tu con gli uomini non ci vai a letto, ma mica odi tutti i maschi, no? " .

Abramo: A te non ti odio, ti voglio bene! Sei il mio migliore amico… Eddai, dammi un bacio! Uno solo!”.

Raoul: Ebbasta! Che puzza di cipolla, poi! Te li sei lavati i denti? "

Abramo: Raù, guarda che non scherzo, porca troia. Sei il mio migliore amico, anzi l’unico amico che ho. Lo sai che su queste cose sono sempre serio “ .
Raoul: ( abbassando gli occhi ): Senti, perché non la fai finita e mi dici perché mi hai chiamato? ”.

Abramo: “ Te l’ho detto, tu sei bravo a parlare con le donne. Ho paura che stanotte quella mi lascia. Sali prima tu da lei, dille una buona parola…”.
Raoul: “ Cosa avevamo detto l’altra volta? ”.
Abramo: “ Lo so cosa avevamo detto l’altra volta, ma adesso ‘è drammatica ”.
Raoul: “ Anche la volta scorsa era drammatica, e anche la volta prima, e quella prima ancora. Mi sono stancato di farvi da piccione viaggiatore, lasciatevi e non rompetemi più i coglioni!”.
Abramo: “ Guarda che quella mi lascia stavolta… e se mi lascia io veramente non so che fare! ”
Raoul: “ E certo, ti capisco… poi come fai senza la villa di proprietà sui colli, il fuoristrada, i terreni in campagna… ”.

Abramo: “ Hai il cuore così amaro che lasceresti andare a puttane il futuro matrimonio del tuo migliore amico? ”
Raoul: “ Sei tu che l’hai rovinato, proprio andando a puttane! ”.
Abramo: “ Raoul, te lo chiedo per favore, lo sai che non prego mai nessuno. Tu sei l’unico di cui mi fido. Ti ho sempre confessato tutto! ”

Raoul: “ Sì, adesso faccio pure il prete! ”
Abramo: “ Se non chiedo a te, chi cazzo mi rimane?  Sei l’unico che mi vuole bene! Sempre insieme, fin da piccoli!  Ti ho voluto bene sempre!” .
Raoul: “ Senti… ( sospiro ) Va beh. E’ l’ultima volta. Giuro che dopo questa ti mando a quel paese definitivamente! ”

Abramo: “ Ti prego fatti abbracciare! “
Raoul: “ Basta! Fammi scendere!

Raoul si avvicina al citofono di Eva.

Raoul: “ Ciao, sono Raoul. Ho accompagnato Abramo, ma è rimasto in macchina. Posso salire a parlarti? ”.
Eva: “ Sali ”.

Raoul entra in casa e bacia sulla guancia Eva.

Raoul“  Ehi, Come va, piccolina? ”
Eva ( sguardo assente, occhi umidi, sembra essere appena uscita da una forte crisi di pianto che l’ha lasciata stordita ) “ Bene, adesso credo che vada molto meglio ”.


Silenzio tra i due.


Eva: “ Mi dispiace che devi sempre assistere a questi spettacoli ”.
Raoul: “ Eva, credimi, io lo conosco sin da quando eravamo bambini, e ti posso dire che Abramo è una persona… ”
Eva: “ … è una persona fatta male, Raoul. Basta. E’ così. E’ un verme. E’ una cosa così ovvia, ma rifiutiamo di accettarla. Rifiutiamo di ammettere che ci siamo sbagliati " .

Raoul: “ Eva… ”
Eva: “ E’ così per te, è così pure per me. Ascoltami bene quando te lo dico.  Tu sei buono. Lascialo perdere. Ti sta rovinando, come ha rovinato me. ”

Raoul: “ Andiamo, su… “

Eva si gira di scatto e sta in silenzio per un po’ guardando Raoul con tanta insistenza che sembra quasi volerlo penetrare con lo sguardo. Raoul tiene gli occhi bassi.


Eva: “ Tu sei innamorato di lui”
Raoul ( Si alza di scatto, con voce risentita ) “ Ma che cazzo stai dicendo? “
Eva: “ Sì. E’ evidente. Lo ami anche tu. L’ho capito subito " .


Raoul si accascia sul divano, in silenzio.


Eva: “ Beh? Non rispondi? “
Raoul: ( con un filo di voce )  Basta, Eva. Davvero, basta ”.


Eva: “ Beh, allora, forza. Cosa ti ha mandato a riferirmi? Sono proprio curiosa!  Tanto ormai di lui non me ne frega un cazzo
Raoul: “ Vabbé, anche tu, però,  questa cosa l’avrai detta un miliardo di volte…”. ( Cerca di abbozzare un sorriso, ma gli viene una smorfia ).

Eva: “ No. Stavolta è diverso, ho deciso cosa fare.  Una volta per tutte ”.

Eva volta le spalle e Raoul si guarda le mani, nervoso. Cerca di parlare ma si morde le labbra un paio di volte. Infine decide di parlare.


Raoul: “ Eva, Abramo  mi ha mandato su per dirti che si è stancato, e che ti lascia.

Eva: Sì. E sta dicendo una cazzata, come al solito.
Raoul: “ Stavolta no, Eva. L’ho guardato negli occhi. Era deciso. Non l’avevo mai visto così " .

Eva: ( sempre di spalle) “ E’ solo un altro trucco, come al solito. Io voglio lasciarlo, lui vuole lasciarmi… la solita telenovela ”.
Raoul: “ Eva, guardami ti prego. Io non ti ho mai detto cazzate. E’ così. E’ finita. Mi dispiace davvero tanto ma…”.

Eva: “ Lui non avrebbe mai il coraggio… ”.
Raoul: “ Infatti non ce l’aveva. Ecco perché sono salito io. Lo sai che certe cose me le fa dire sempre a me. Da quando eravamo bambini, no? ”.

Silenzio glaciale.

Eva: “( con voce fredda) Raoul, vorrei ringraziarti per tutto quello che hai fatto finora. Ma sono costretta a disturbarti un’ultima volta. Potresti mandarmelo su un attimo? Per favore” .
Raoul: ( alzandosi e girandosi verso la porta, senza guardarla ): “ Sì ”.

Raoul: ( girandosi un’ultima volta, trattenendo a stento le lacrime ): “ Eva, mi dispiace tanto ”.


Eva: ( girandosi anche lei verso Raoul, con un’altro tentativo di sorriso che invece diventa una smorfia) : “ Davvero, non importa. Ti ringrazio di tutto. Ora so cosa devo fare”.


Raoul scende e rientra in macchina, mentre Abramo lo guarda, impaziente.


Abramo: “ E’ andata bene? ”
Raoul ( Ha gli occhi sbarrati, e trema ) : “ Dice che vuole vederti ”.
Abramo: ( rassicurato, ridacchia ): “ Aha! Grande! Allora è andata bene! Salgo subito”.


Abramo ( Mentre scende dalla macchina, guarda indietro per un secondo verso l’amico): “ Ehi, ma che c’hai? Sembra che hai visto… com’è che si chiamano? Ectoplasmi ? Oppure  cataplasmi? ”.
Raoul: “ Hm. Cataplasmi. Sì, cataplasmi  va bene ”.
Abramo: “ Mah! Sei troppo strano. Va beh, vedrai che dopo ti offro la colazione, e ti senti meglio! ”.


Abramo esce mentre Raoul resta in macchina. Dopo qualche minuto la melodia sommessa della pioggia fitta e incessante si infrange, come un fulmine a ciel sereno, trafitto dal rumore di uno sparo. Raoul sbarra gli occhi per il terrore, poi trasalisce di nuovo, sentendo squillare il suo cellulare. Lo solleva e dice


Raoul: “ Pronto? ”
Eva: “ Gli ho sparato. Sta sanguinando. Vieni a vederlo, è bellissimo, sembra un pulcino bagnato”.

 

Ogni mattina, Mei Ling vende il suo sorriso per novanta centesimi. Non è certo merito del caffé se decine di avventori sciamano fin dalle prime luci del mattino verso il suo bar, nella sonnacchiosa periferia di Bologna. Esile ma aggraziata, di piccola taglia ma dall’andatura energica e meticolosa, la ragazza adora più di ogni altra cosa muovere le mani sul suo bancone, ordinato in maniera scrupolosa come se fosse il suo piccolo regno. Come una nobildonna impegnata a passare in rassegna la servitù, si ferma anche fino a tardi per controllare che tutto sia a posto, prima di abbassare la saracinesca. Durante l’orario di lavoro invece si muove lenta, con gesti esperti, ampi e sicuri, tanto che persino l’occhio dell’avventore più distratto resta per qualche minuto a fissarla. Quando ride e augura buongiorno, le palpebre si socchiudono in sottili fessure, che lasciano intravedere il luccichio degli occhi neri, come una promessa di perle preziose. Per molti dei clienti giovani, è difficile sostenere quello sguardo, e abbassano imbarazzati gli occhi. I più intraprendenti invece provano a intrappolarla in qualche discussione generica, anche se nessuno di loro si spinge mai oltre la soglia della buona educazione. E’ questa la magia di Mei Ling: i clienti che fuori dal bar sono abituati a ben altro linguaggio e modi poco raffinati, una volta lì dentro fanno a gara nel darsi contegno, quasi si trovassero in presenza di una vera e propria divinità. Qualche osservatore potrebbe dire che è un vero e proprio miracolo, dominare le reazioni e gli umori dei clienti con la stessa facilità con cui si tiene in ordine il servizio di bicchieri. 

Mei ling è molto orgogliosa delle magliette che indossa al lavoro, tutte bianche, eccetto lo stemma del locale inciso con un carattere violetto lucido, in prossimità del petto. Gliele ha fatte il suo fidanzato, che lavora in una serigrafia, e le piacciono così tanto da considerarle una vera e propria uniforme, che impone di indossare anche alle sorelle  minori quando vengono ad aiutarla, ordinando loro di cambiarsi ogni volta che si presentano al locale in altri abiti. D’altronde, è abituata a far quasi da madre a quelle due ragazze, fin dall’adolescenza. Riesce a farsi obbedire senza alzare la voce o minacciando ritorsioni, usando l’arma del ricatto psicologico e dei sensi di colpa: per chi la conosce bene infatti, il suo sguardo vagamente deluso e perso nel vuoto è peggio di una coltellata, e subito si adoperano per rimediare alle malefatte.  La piccola barista porta i capelli lunghissimi, che sono neri e lucenti, tenuti con estrema cura. Il ricordo più antico conservato dalla ragazza è un’immagine sfocata, di sua madre che le sorride durante una gita al Luna Park, e che porta i capelli come i suoi. 

Mei Ling custodisce gelosamente questa immagine, anche se sa che non è mai avvenuta: la madre infatti, morì di parto dando alla luce le sue sorelle, e lei non l’ha mai conosciuta. Suo padre invece è un imprenditore, e viaggia di continuo tra Cina e Italia. Ognuno reagisce a suo modo al dolore, e lui affrontò il periodo negativo facendosi assorbire dalla sua carriera, iniziando a vedere le figlie quasi come un pesante fardello. Si è occupato di loro solo il necessario, lasciando alla più grande, Mei Ling, il compito di responsabilizzarsi ed emanciparsi quanto prima, badando al resto della famiglia. Aprire quel bar è stata una sua idea, anche se ben presto se ne è disinteressato, non prima però di aver coinvolto Mei Ling nell’affare, intrappolandola nella gestione e mandando in fumo i suoi piani di laurearsi in antropologia culturale, dopo aver frequentato con successo il Liceo Scientifico. Iniziò quindi a lavorarci di malavoglia, ma poi, in qualche modo, trovò lo stimolo per reagire alla situazione cominciando ad osservare la variegata fauna umana e le mille storie che quell’ambiente poteva offrirle. Divenne un’appassionata ascoltatrice e studiosa dell’animo umano.

Dopo alcuni anni parecchio tesi, Mei Ling e il padre sono riusciti a ricucire il rapporto, costruendo un legame di amicizia. Lui però, roso dai sensi di colpa, cerca sempre di riconquistare l’affetto della figlia, con piccoli gesti o regali. Questi tentativi spesso lasciano la ragazza confusa e disorientata, pregiudicando il suo umore per giorni interi. Pur mantenendo presenza di spirito coi clienti e con la sorella, non riesce a mantenere sentimenti stabili col fidanzato, che si trova il più delle volte a sopportare sbalzi di umore e mutismo esasperato. Mei Ling, anche se non ha mai potuto vederla, assomiglia davvero a sua madre, e non solo nell’affetto, ma anche nel carattere. Lei questo lo intuisce, e inconsciamente si da la colpa per l’allontanamento del padre. A volte vorrebbe lasciar perdere questi pensieri e tornare a volergli bene, ma una parte di lei , molto più vendicativa, tenta di rendergli difficile il compito. Nei momenti in cui si accorge delle difficoltà del fidanzato a starle dietro, è ancora più spaventata, presa dalla paura di essere abbandonata anche da lui.

L’ultima cosa che dovete sapere di Mei Ling è che non esiste. L’ho creata ispirandomi , come punto di partenza, alla simpatica barista del bar di fronte casa, che mi sta facendo spendere  un sacco di soldi in caffé col suo bel sorriso). ( So benissimo che la figura intera sembra un manichino e i capelli sono orrendi, per cui evitate di sottolinearlo ^^;).

Ho iniziato, con timore reverenziare, a pastrugnare con pennino e pennello. Il pennino, dopo cinque minuti, sono riuscito a impugnarlo in maniera accettabile, col pennello invece ci andavo giù pesante, modello muratore che intonaca i muri. Però crea degli effetti troppo belli,  a costo di sprecare litri di inchiostro lo imparerò!

" … e fu così che i due amanti si ritrovarono a vivere come due santoni, su un’isola deserta, che ben presto divenne meta di pellegrinaggio per i fedelissimi discepoli… stavano dentro la capanna , dispensando consigli su come vivere felici e giudizi non richiesti sul peso forma ed eventuali chili da perdere… "

" Mmmhm, scusa, ti interrompo un attimo " .

" Prego " .

" Per questa prima esercitazione, preferirei che tu ti concentrassi su ambientazioni e personaggi realistici, o quantomeno verosimili " .

 

Cominciamo bene… -__- ;