Da un’attenta lettura dell’oroscopo

Nel weekend, si consiglia di non esagerare col succo di pomodoro: Giove, in trigono con Urano, porterà alla resurrezione del conte Dacula. Per il resto: hai la Luna favorevole, ma a meno che tu non sia un licantropo non significa un cazzo, come tutto il resto. Ma questo non ti giustifica. In quest'ultimo periodo, Mercurio in opposizione ti ha spinto ad essere sempre più critico nei confronti del gratta e vinci e del videopoker. Continua così.
Saturno ti esorta a essere più lungimirante, lo fa più o meno dal 1992, ma tu continui ad ignorarlo. Smettila di ridere, "lungimirante" non è una parola dal suono così buffo per giustificare la tua mancanza di rispetto. Saturno è il sesto pianeta del sistema solare, non è sempre questione di fortuna e di amicizie. A differenza di te, ha lavorato davvero sodo per essere dov'è ora. Anche se è troppo piccolo perché tu possa percepirlo ad occhio nudo, ti consiglierei di ascoltarlo. Perché?  Beh, ogni risposta, come sempre, soffia nel vento. E quindi non si capisce un cazzo.
Per finire, i soliti consigli: copriti bene d'inverno, copriti poco d'estate, ma senza esagerare in entrambi i casi, onde favorire un benefico pungolamento del tempo atmosferico sulle tue reazioni fisiche e mentali. Perché è sempre bene aver presente dove stai, piuttosto che sapere chi sei.

Figure paterne ritagliate dai giornali o da vecchi fumetti, inserite in un collage di colori squilibrati.
Non mi convince mai.
Forse è proprio a questo che dovrei ispirarmi.
Forse aggiungere nuovi colori, ancora più eccessivi, potrebbe placare l'irritazione che ho sempre sentito, quando la maestra ti dava in mano forbici e colla, e poi pretendeva che seguissi un percorso prestabilito.
Non mi convince neanche questo.
Cioè, magari è divertente, ma niente di ciò che diverte dura fino al mattino successivo.
Potrei farvi dozzine di esempi, ma vi voglio troppo bene per rompervi così tanto i coglioni.
Mi piacerebbe  tuttavia che esistesse un paradiso di idee in cui ritrovare. Riconfermare.
Chiedere, insomma.
Già, dimenticavo! Chiedere. Non è per questo che siamo nati?
Perché dovrei odiarmi, se quello che faccio  perpetua la necessità del dubbio?

Il problema è che una figura ritagliata sarà sempre e soltanto un pezzo di carta.
Mi spiego meglio: nel sogno, mi aggiravo per le strade della città, stranamente ordinata. O forse improvvisamente stavo rimpicciolendo, ed era diventata  troppo grande  perché riuscissi a osservarne le miserie. Brillava, nelle languide luci della sera. Nell'aria, promesse di patatine fritte, una cosa che non so perché mi ha sempre messo di buon'umore. Tornavo in quella vecchia casa. Li cercavo, ma non c'erano. Tornavo alla mia abitazione, discutevo con mia madre che era stato un errore lasciarli trasferire da un'altra parte. Per cui, mi ripromettevo di andarli a trovare. Mentre rovistavo da qualche parte, cercando indirizzi o recapiti telefonici, mi ponevo domande su come stavano e su cosa stessero facendo. Mentre pensavo così, iniziavo lentamente a destarmi dal sonno.
Soltanto quando ho aperto completamente gli occhi ho realizzato che erano morti.
La cosa che mi sorprende, visto che in altri sogni ero perfettamente al corrente di questa cosa, è la sicurezza con cui la mia testa mi faceva pensare a loro come lontani, ma vivi.
La teoria degli universi paralleli può essere un punto fermo teorico per costruire altre ipotesi, ma non vedo a cosa possa servire per le coscienze che abitano in questo mondo avere la percezione di un'altro universo, che differisce solo per un particolare. Un particolare che solo nel giudizio altrui verrebbe considerato "piccolo". E' come essere sintonizzati verso frequenze radiofoniche totalmente inutili a questa esperienza.

Che stupidaggine, le lacrime.

Le solide contraddizioni

La voglia di alzarsi al mattino prima di chiunque altro.
Sfiorare con una carezza il sonno di chi sia attarda ancora tra le braccia dell'oscurità.
Come guardiani impalpabili, imprigionati dal desiderio di essere al tempo stesso vicini e distanti.
La familiarità delle pareti che delimitano, sorreggono.
Le linee dei mobili, la forma delle ombre. I riflessi di luce.
La concretezza che separa l'esperienza del proprio cosmo interiore dall'amore cerebrale di cui si nutrono le fiabe.
La voglia di non essere lì.
Le urla, gli schiaffi. Le bugie, le verità che cambiano forma a seconda della distanza rispetto alla quale vengono pronunciate.
Le mura che contengono verità troppo misere da sopportare per l'immaginazione.
Oltre la siepe, i mostri si nascondono nel buio, spaventati dalla mostruosità del sentimento.
L'affetto si nutre di miele e veleno. Distruggiamo e ricomponiamo.
Amore disgrega nella notte piovosa ogni intenzione.
Amore ricostruisce al mattino la ragione del perché siamo, quando siamo, cosa saremo.
E' il prezzo da pagare per non essere soli.
L'incertezza del mutamento. La paura che porta con sé la completezza.
Cosa sono, cosa vorrebbero che fossi.
Cosa non sarò mai.
Cosa vorrei che bastasse.
Cosa non mi basta mai.
Ciò che siamo, la somma dell'insieme, che brilla più forte di tutte queste cose.
Il centro gravitazionale generato dai nostri punti fermi esplode come una bocca affamata di luce.
Il buco nero distrugge l'orbita a cui eravamo abituati.
Precipitiamo insieme verso il fondo dell'universo.
E' facile immaginare nel buio una minaccia, un pericolo capace di ridestare il movimento dei corpi e scuotere la freddezza dei pensieri.
Difficile è invece vedere il buio come una promessa di ciò che non si è. Di ciò che potrebbe essere.
Sapere cosa c'è dentro il buco nero non è una consapevolezza che appartiene a quest'ordine di idee.
Se la parola precipitare fa così paura, allora facciamo finta di essere il volo di un uccello in cerchio.
Scendiamo lentamente, in giri sempre più ristretti.
Insieme.

Romantica Terrazza

C’è stato un tempo in cui, vestito di fresco, andavo a confabulare sul terrazzo. Convegni amorosi, doppi sensi incrociati, promesse di baci, bisbigli, risate. E storie. Quante storie, come coriandoli. Adesso ho lasciato il terrazzo alla mia sorellina. Io sono troppo grande per lanciare coriandoli. Anche perché, invecchiando, si sbaglia pure mira. Per cui, nella stagione dell’amore, cedo volentieri il turno. I turni sono molto divertenti. Quando ci si scambia, nella fretta, a volte ti rimane sempre addosso un pezzo del vestito dell’altro.  Non che sia il momento di scherzare, intendiamoci. Mi alleno a fare un cipiglio austero e minaccioso.
-Il piacere è tutto mio. Lei è il signor…?
-Vabbé, però se ti metti a ridere che cazzo di figura facciamo…
-Non stavo ridendo. Stavo rilassando le mascelle.

Sante Nicola ci ha portato
in dono le parole
per parlarci e scaldarci
il cuore
che poverta’ non sapersi parlare
e vedersi passare
vicini e muti
chiusi nel rancore
La pioggia si è fatta neve,
e non ferisce, ma bagna
e come manna morbida,
ci consola.

Vinicio Capossela, Sante Nicola

Gli orologi di mia nonna

Un bel giorno, finalmente,  la nonna  trovò un orologio che le piaceva indossare.

Abbiamo dovuto comprargliene tre, prima di trovare finalmente uno che le andasse bene.

Lo tenne per un po’, parecchio contenta.

A un certo punto se lo tolse.

Frugò tra i tre scartati in precedenza,  scelse l’ultimo della fila, e da quel giorno lo indossò con estrema soddisfazione.

Credo che questa sequenza di azioni, senza apparente significato, sia in realtà la metodologia corretta per acquistare l’orologio da polso che avete sempre desiderato.

Dovete comprarne e provarne tre, poi scegliete il quarto, lo gettate, e infine tornate al terzo.

D’altronde, tre è il numero perfetto. Ma come fai a stabilirlo, se prima non hai dato un’occhiata anche al quattro?

E’ un metodo infallibile, che aiuta a trovare l’orologio adatto per ognuno di noi, tramite una sequenza di prove ben codificata.

Non pensate che sia solo forma, c’è moltissima concretezza. Direi che è proprio una questione materiale.

L’orologio deve adattarsi al polso in modo morbido, senza rigidità.

Soprattutto, non deve pesare troppo.

Come dice Luttazzi: " Il motivo per cui non porto orologi è che voglio che le mie braccia pesino uguale " .

Adoro mia nonna.

Mia nonna ha le labbra dorate, lo sguardo cullato dal mare. Con quel suo dialetto antico, che non si è mai decisa a disimparare. Radicata e tenace in terra straniera. Lei mi ama davvero tanto.
E’ l’unica donna che mi abbia amato senza condizioni.

 Persino mia madre, di tanto in tanto, sembra troppo legata all’idea di quello che dovrei essere.  Però bisogna riconoscerglielo, porta sempre con sé la gomma per cancellare. Perché ogni giorno è costretta a riscrivere quello che pensava di sapere.

Mi trovo in condizioni analoghe alle sue. Perché le poche cose che ho imparato iniziano di notte, e finiscono al mattino.