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Promemoria:
Anghelma
.  In lingua bulgara vuol dire " messaggio".

E’ il primo fiore che spunta quando inizia a sciogliersi la neve.

  Promemoria:



Promemoria:
Mostra fotografica Sudan – Diritto al cuore.
Il 4 giugno 2008 alle ore 21 sara’ inaugurata a Bologna la mostra fotografica "Sudan – Diritto al cuore",
presso il Palazzo D’Accursio, Sala Cappella Farnese, Piazza Maggiore, 6. Bologna.
Sessanta suggestive immagini a colori di Marcello Bonfanti, fotografo milanese che ha interpretato con occhio sensibile l’impegno umanitario di Emergency in Sudan, riuscendo a raccontare con intensita’ le emozioni, i momenti. Io ci sarò, con tutto il mio entourage. La mostra sara’ aperta al pubblico dal 4 al 29 giugno 2008 – Palazzo D’Accursio, Sala Manica Lunga – Piazza Maggiore, 6. Orari di apertura: Tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.30.  L’ingresso e’ gratuito.


Le gioie dell’infanzia

Tra le vecchie cose che ho ritrovato durante i tafferugli del trasloco c’è anche un mio vecchio quaderno delle scuole elementari.
Ho ritrovato alcuni disegni  inquietanti.

Da piccolo mi divertivo a fare fumetti. Cominciai a leggere i giornaletti venduti in edicola principalmente perché  le vignette che disegnavo io mi facevano schifo. In ogni caso mi divertivo lo stesso a creare vari personaggi.
Anch’io avevo ideato una mia " famigliola" di personaggi, stile Banda dei Paperi Disney… solo che non si trattava di buffi e teneri animaletti, bensì di inquietanti figure simili a scheletri viventi. C’era il papà scheletro, lo scheletrino, persino il cane-scheletro, e così via.
( Per ingrandire vai qui e poi clicca di nuovo, sul disegno)


(Per ingrandire vai qui e poi clicca di nuovo, sul disegno
In primo piano c’è un vampiro che svolazza proferendo orribili minacce:
" Ahh! Non finirà qui!"
Poi si trasforma in una specie di cane/lupo ( in realtà sembra una patata marcia con le gambe).
Il cardinale brandisce la croce e dice: " Nel nome del Signore allontanati da me, Demone!"

Quando invece non pensavo a scheletri parlanti o vampiri volanti, mi divertivo a progettare macchine aliene per la distruzione di interi sistemi solari.
Per ingrandire vai qui e poi clicca di nuovo, sul disegno

Letamaios- final

Il cielo è bagnato di viola. Una macchia rosa all’orizzonte si allarga sempre di più. Sbuffi di fumo violetto si sparpagliano un po’ dovunque, allontanandosi dagli occhi.

DEDICATO AL MIO COMPA DI STANZA

C’era questa barzelletta, in cui un vecchio guerriero senza sguardo, indossando solo tatuaggi, si diresse al mercato. Si fermò davanti alla bancarella con tanti manichini dal pallore quasi imbarazzante, appesi a un gancio. Sguainò la spada, e fece balenare un fendente nell’aria elettrica e piena di entusiasmo. Una ferita rossa si aprì sulla schiena del primo manichino della fila, prima soltanto come una linea scarlatta, poi il sanguè iniziò a fuoriuscire copioso, come quando incidi un sofficino Findus. Solo quelli della pubblicità, però. La barzelletta era monca del finale, il finale divertente che avrebbe dato un senso illogico  al tutto, spingendo il cervello a reagire vomitando una risata, rilasciando calore. Invece rimase il gelo. Nel mercato. Nello sguardo del guerriero. Nel mondo.

Ma tutto era profondamente santo.

Profondamente giusto.

Il guerriero era forte e potente, e poteva fare tutto ciò che voleva. E tutti loro erano il gregge, non restava altro che disporsi e osservare i fratelli che venivano macellati.

Quel giorno,  se si fosse andati a indagare prelevando le carte d’identità da ogni partecipante alla macabra scena, ci si sarebbe resi conto che ognuno degli spettatori era nato negli anni Ottanta.

I manichini erano veri, aprirono gli occhi. Le palpebre dipinte di nero fino a quel momento erano sembrate a tutti  delle orbite cave, il risveglio delle pupille impaurite che roteavano impazzite era troppo forte da sostenere. Con le mani infarinate di calce, i manichini tentarono di strapparsi i ganci dalla schiena, ma non c’era più nulla da fare. Tentarono di urlare i loro nomi, perché un tempo, prima di essere appesi a quei ganci, depilati, denudati e cosparsi di calce bianca, erano famosi. Erano un gruppo musicale. Si chiamavano i bee_hive . Ma di lì a pochi minuti sarebbero stati carne morta e sanguinolenta, usata da un guerriero per provare l’affilatura della sua spada. Il primo ad essere stato affettato era il frontman, ovvero Mirko. Era un buon padre, e nella sua vita non aveva mai fatto del male a nessuno. Aveva avuto varie ragazze, ed era stato innamorato in modo sincero di ognuna, facendo passare a tutte momenti indimenticabili e pieni di poesia, fino all’incontro definitivo con sua moglie . Era nana e con degli spazzolini al posto dei sopraccigli,  ma per lui era la donna più bella del mondo. La folla assisteva al massacro impotente, e la moglie di Mirko era in prima fila, con gli occhi asciutti, senza lacrime. Toccò poi a quello che faceva l’americano con la permanente, poi a quello con gli occhiali di plastica neri, infine vennero affettati il tipo che non si faceva mai la barba, e il minorenne che faceva finta di suonare la batteria. Il guerriero  vestito solo di tatuaggi, dopo aver disposto le fettine sanguinolente su un piatto,  pagò il padrone della bancarella e osservò la lama alla luce del sole. Il suo viso sembrava soddisfatto.

Quando la folla si disperse, nessuno vide più la moglie di Mirko. Tempo dopo un anziano del paese, sfogliando un rotocalco, vide la foto di una che sembrava assomigliarle vagamente

Il suo gioco preferito era fermarsi al centro dell’universo e iniziare a girare in tondo. Gli piaceva vedere il mondo impazzire e sentire il peso della sua testa nella vertigine. Ma quel giorno, in casa nan c’era nessuno. Percorse il piccolo corridoio,entro’ in ogni stanza,ma non trovo’ nulla,a parte la tv nella stanza da pranzo che trasmetteva programmi incomprensibili.

Si fece coraggio e apri’ la porta,scendendo in strada. Corse verso una macchina,fermandola. Riconobbe all’interno di essa due volti che sembravano amichevoli: i suoi vicini di casa. Essi si limitarono a sorridergli, con una risata che voleva essere rassicurante ma che invece gli sembro’ quasi di scherno. Rimisero in moto la macchina e andarono via. Non gli resto’ che tornare in casa.

Non appena riaccese la luce senti’ l’interruttore che si inceppava. La luce si accendeva poi si spegneva, si accendeva di nuovo e si spegneva a ripetizione. Sentì che tutto girava ancora, ma stavolta non era per niente piacevole. L’alba era appena nata, quando i suoi occhi si schiusero alla luce. Non trovo’ nulla a fargli compagnia, a parte il riflesso del  suo  stesso visino, che lo guardava terrorizzato  sul grande specchio al centro della camera da letto, e pianse. Da grande, gli dissero mentre accorrevano a consolarlo,avrebbe capito.